Istologia 16 – Sangue (parte 3), Emopoiesi, Gruppi sanguigni

Istologia 16 – Sangue (parte 3), Emopoiesi, Gruppi sanguigni
Piastrine (trombociti)
Sono meno numerose dei globuli rosso (in un microlitro di sangue sono circa 200 400.000). Si tratta di frammenti cellulari, derivati dal distacco di pezzi del
megacariocita, la loro cellula madre (che si trova nel midollo osseo).
I trombociti hanno una vita breve: 5-9 giorni. Hanno una forma di lente biconvessa,
con un diametro che può variare da 2 a 4 m.
Le piastrine sono formate due parti:
 Cromomero. È la porzione più interna e centrale. È maggiormente
colorabile ed è anche detta granomero, in quanto contiene diversi tipi di
granuli (perlopiù basofili). In particolare, sono presenti:
 Granuli  (80%). Sono piuttosto grandi. Contengono fattori della
coagulazione (tra cui il fibrinogeno) e fattori di crescita (ad esempio
PDGF)
 Granuli densi o δ. Sono più piccoli e meno abbondanti, ma più
elettrondensi. Contengono calcio, ADP, fattori della coagulazione e
la serotonina (o 5-idrossitriptamina), che ha una spiccata funzione
vasocostrittrice (antagonista dell’istamina).
 Granuli lisosomiali o λ: contengono idrolasi lisosomiali.
 Ialomero. È la porzione di citoplasma più periferica, più chiara rispetto al
cromomero
Le piastrine, inoltre, producono anche le prostaglandine. Si tratta di mediatori chimici che hanno varie
funzioni, tra cui quella dell’innesco della emostasi (vedi dopo)
La funzione principale dei trombociti è quella di tamponare le ferite.
Emostasi
L’emostasi è l’arresto di un’emorraggia, cioè della fuoriuscita di sangue da un vaso a seguito di una lesione.
Essa si attua con una serie di meccanismi.
In condizioni normali la piastrina scorre nel torrente circolatorio liberando in continuazione prostaglandina
G2; questa viene captata dall’endotelio e convertita (da un enzima endoteliale chiamato
prostaciclinsintetasi) nella prostaglandina I2 detta anche prostaciclina che è un potentissimo fattore di
inibizione delle piastrine.
In condizioni patologiche, si attuano i seguenti meccanismi:
1. Nella zona in cui l’endotelio è venuto a mancare, non si ha la
conversione della prostaglandina G2 a prostaciclina.
La prostaglandina G2 in eccesso viene captata dalla stessa
piastrina che la trasforma in trombossano, un’ altra
prostaglandina che attiva le piastrine.
2. Contemporaneamente, nella zona in cui manca l’endotelio,
emerge il connettivo della lamina propria. Le fibre collagene in
esso contenute interagiscono con le piastrine e le attivano.
3. All’attivazione piastrinica fa seguito l’adesione piastrinica. Le
piastrine, tramite trasformazioni della propria struttura
citoscheletrica, si modificano ed assumono un aspetto
estremamente irregolare che consente alle varie piastrine di
incastrarsi reciprocamente nella zona priva di endotelio.
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4. Contemporaneamente, avviene l’esocitosi massiccia dei granuli piastrinici. In particolare, vengono
secreti il fibrinogeno e la serotonina (5-idrossitriptamina), che determina una diminuzione del
flusso sanguigno proprio a livello del vaso in cui si ha un’emorragia.
5. Man mano che ciò avviene, sopra il primo strato di piastrine se ne formano altri. Questo processo
prende il nome di aggregazione piastrinica. Al termine del processo, si viene a creare un primo
“tappo”, detto trombo bianco o trombo piastrinico, nel varco da cui fuoriusciva il sangue.
6. L’aggregazione piastrinica porta all’innesco di una seconda fase dell’emostasi, la coagulazione.
La membrana della piastrina contiene un fosfolipide particolare, il fattore piastrinico 3 (PF3).
Questo interagisce con la tromboplastina, una molecola rilasciata dai tessuti danneggiati.
PF3, tromboplastina ed altri fattori formano l’attivatore protrombinico, vero e proprio interruttore
del processo coagulativo.
7. L’attivatore protrombinico converte la protrombina, normalmente presente nel sangue, in
trombina. Questa esplica azione proteolitica sul fibrinogeno, che, da essere solubile e circolare
normalmente nel sangue, viene trasformato in una proteina filamentosa insolubile, la fibrina.
8. La fibrina neoformata si deposita e si stratifica formando un fitto reticolato proteico al di sopra del
trombo piastrinico. In questa precipitazione tumultuosa della fibrina tutto ciò che c’è dintorno
rimane intrappolato in questa rete proteica, comprese alcune cellule del sangue come i globuli
rossi: in questo modo si forma, al di sopra del trombo bianco, il cosiddetto trombo rosso o coagulo
che è molto più resistente del trombo piastrinico.
9. Nelle zone circostanti il coagulo, le cellule endoteliali proliferano, passano sopra il coagulo e
rinsaldano la continuità della parete endoteliale. Successivamente, tramite la produzione di enzimi
proteolitici, esse digeriscono tutta la zona del tappo piastrinico e del coagulo. In questo modo,
viene nuovamente ricostituita la struttura fisiologica del vaso sanguigno.
Un’anomala attivazione delle piastrine al di fuori di questa necessita può portare a fenomeni di trombosi,
cioè alla formazione di trombi e coaguli all’interno dei vasi sanguigni senza che ce ne sia la necessità.
La potenza della fibrina come meccanismo di tamponamento delle lesioni dei vasi sanguigni è stata
utilizzata anche in chirurgia per le colle fibriniche.
Sono formate da fibrina sintetizzata in laboratorio o isolata dal plasma degli animali da macello e sono
usate al posto dei punti chirurgici.
Emopoiesi
E’ il processo che porta alla formazione di tutti gli elementi corpuscolati del sangue. Nell’individuo adulto,
avviene nel midollo osseo. Questo, tuttavia, ha diversi gradi di attività nel corso della vita. Nell’individuo
giovane è ricco di cellule progenitrici del sangue, soprattutto degli eritrociti; per questo viene chiamato
midollo rosso. Nell’adulto e soprattutto nell’anziano, invece, l’attività emopoietica diminuisce e le cellule
emopoietiche vengono via via rimpiazzate da tessuto adiposo; si forma così il midollo giallo.
Le vie emopoietiche sono complesse e coinvolgono diversi tipi di cellule, che hanno come evoluzione finale
la cellula matura. Tuttavia, possiamo riconoscere due tipi di cellule da cui partono le due vie emopoietiche.
Esse sono:
 Progenitore comune mieloide. Dà origine a tutti gli elementi corpuscolati del sangue, tranne i
linfociti. Dal progenitore comune mieloide originano tre varianti cellulari:
 Megacarioblasta, da cui avrà origine il megacariocita (e quindi le piastrine)
 Proeritroblasta, da cui avranno origine gli eritrociti. Questo processo si chiama
eritrocitopoiesi. Di tutte le cellule di questa via emopoietica, rivestono un ruolo importate i
reticolociti. Si tratta di eritrociti giovani, appena immessi in circolo. Pur essendo privi di
nucleo, contengono ancora dei ribosomi attraverso cui ultimano la produzione di
emoglobina. Nel giro di 24h diventano eritrociti maturi.
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
Mieloblasto, da cui hanno origine tutti i granulociti e i monociti. Il processo di formazione
dei granulociti si chiama granulocitopoiesi; il processo di formazione dei monociti si chiama
monocitopoiesi.
Il progenitore comune mieloide dà origine, infine, al mastocita. Tuttavia, la differenziazione del
mastocita è separata da quella delle cellule del sangue.
 Progenitore comune linfoide. Mediante un processo noto come linfopoiesi dà origine sia ai piccoli
che ai grandi linfociti
Le cellule emopoietiche, quindi, possono essere separate a seconda del tipo di cellula a cui daranno origine;
per questo, si parla di colony-forming units (CFU), veri e propri gruppi di cellule che danno origine a uno
stesso tipo di cellule. Esistono, quindi, CFU-E (colony-forming units – erythrocytes), CFU-GM (colonyforming units – granulo-monocytes),… .
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Gruppi sanguigni
Il gruppo sanguigno è una delle numerose
caratteristiche di un individuo (come il colore degli
occhi e dei capelli, etc) ed è determinato dai geni.
I gruppi sanguigni vengono definiti da:
 Presenza o assenza di alcuni antigeni
presenti sulla membrana cellulare dei globuli
rossi:
 Alcuni anticorpi nel plasma sanguigno.
Esistono diversi tipi di classificazione dei gruppi
sanguigni (in base agli antigeni considerati). I più
comuni (e più utilizzati) sono il sistema AB0 ed il
sistema Rh.
Sistema AB0
In base al sistema AB0, i soggetti possono essere:
 Gruppo A. Sui globuli rossi è presente
l’antigene A, mentre nel plasma si riscontra
la presenza degli anticorpi anti-B.
 Gruppo B. Sui globuli rossi è presente
l'antigene B, mentre nel plasma si riscontra
la presenza degli anticorpi anti-A.
 Gruppo AB. Sui globuli rossi sono presenti
entrambi gli antigeni (sia A che B), mentre
nel plasma non si riscontra la presenza né di
anticorpi anti-A, né di anticorpi anti-B.
 Gruppo 0. Sui globuli rossi sono assenti
antigeni, mentre il plasma sanguigno
possiede sia gli anticorpi anti-A che quelli
anti-B.
Sistema Rh
In base al sistema Rh, i soggetti possono essere:
 Rh positivi (Rh+). Sul globulo rosso è
presente una glicoproteina, il fattore Rh.
 Rh negativi (Rh-). Sono Rh- (Rh-negativi) i
soggetti che non hanno il fattore Rh.
L’85% della popolazione è Rh+ ed il 15% è Rh-.
Diversamente dal sistema AB0, nel caso del
sistema Rh il plasma sanguigno dei soggetti Rhnon contiene anticorpi anti-Rh. Questo perché il
fattore Rh è assente nei soggetti Rh- (che quindi
non possono sviluppare gli anticorpi).
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Compatibilità dei gruppi sanguigni
Gli anticorpi e gli antigeni
del sangue pongono delle
barriere alle trasfusioni di
sangue tra persone di
gruppi diversi. Infatti, se un
soggetto
ad
esempio
possiede degli anticorpi
anti-A (ed è quindi B), non
potrà ricevere sangue da un
soggetto di gruppo A (con
antigene A e anticorpi antiB). Infatti, da un lato gli
anticorpi
anti-A
riconoscerebbero
gli
eritrociti con l’antigene A e dell’altro gli anticorpi anti-B riconoscerebbero gli eritrociti con l’antigene B,
causandone l’eliminazione. La situazione si complica ulteriormente se introduciamo il sistema Rh. Vediamo
cosa accade caso per caso.
Soggetto 0 RhPuò donare a tutti. Infatti, non c’è nessuno dei due antigeni sui globuli rossi ed il fattore Rh è assente.
Può ricevere solo da soggetti 0 Rh-. Essendo 0, infatti, contiene sia anti-A che anti-B; inoltre, se venisse in
contatto con il fattore Rh, svilupperebbe degli anticorpi contro di esso.
Soggetto 0 Rh+
Può donare a tutti i gruppi, purchè i soggetti siano Rh+. Il sangue di questo soggetto, infatti, svilupperebbe
anti-Rh in soggetti Rh-.
Può ricevere solo da soggetti 0, sia Rh- che Rh+. Infatti, non possiede anti-Rh; quindi l’ingresso del sangue
Rh- sarebbe del tutto innocuo.
Soggetto A RhPuò donare solo ad A e AB (sia Rh+ che Rh-). Può ricevere da soggetti 0 Rh- e A Rh-.
Soggetto A Rh+
Può donare solo ad A e AB (solo Rh+). Può ricevere da soggetti 0 (Rh+ e Rh-) e A (Rh+ e Rh-).
Soggetto B RhPuò donare solo a B e AB (sia Rh+ che Rh-). Può ricevere da soggetti 0 Rh- e B Rh-.
Soggetto B Rh+
Può donare solo a B Rh + e AB Rh +. Può ricevere da soggetti 0 (Rh + e Rh-) e B (Rh + e Rh-).
Soggetto AB RhPuò donare solo a AB (Rh + e Rh -). Può ricevere da tutti i soggetti (dato che non ha né anti-A né anti-B), ma
purchè siano Rh-.
Soggetto AB Rh+
Può donare solo a AB Rh. Può ricevere da tutti i soggetti.
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Ereditarietà del gruppo sanguigno
Il gruppo sanguigno, come tutti i
caratteri dell’essere umano, è
determinato da due alleli presenti
su due cromosomi omologhi.
Gli alleli sono forme diverse di uno
stesso gene e, insieme, codificano
per un’informazione; l’informazione
finale, quindi, è sempre il risultato di
due “messaggi” (i due alleli,
appunto). I due alleli assieme
formano il genotipo di quel
carattere; ciò che invece si
manifesta è il fenotipo.
Nel sistema AB0 esistono tre geni (A,B e 0) che sono responsabili della trasmissione del gruppo sanguigno.
I geni A e B sono geni codominanti, cioè si esprimono entrambi se sono presenti assieme.
Il gene 0 è un gene recessivo, cioè la sue espressione è “coperta” da quella dell’altro gene.
Nel sistema Rh i geni sono due: D (dominante e responsabile dell'Rh+) e d (recessivo: Rh-).
Fenotipo Bombay
Si tratta di un fenotipo raro, il cui nome deriva dal fatto che venne riscontrato per la prima volta in una
famiglia indiana di Bombay.
Sia l’antigene A che l’antigene B si impiantano sulla membrana dei globuli rossi grazie ad un supporto, detto
supporto H. Questo viene prodotto se gli alleli dell’individuo sono del tipo HH o Hh. Se, invece, il soggetto è
hh, allora non si ha la produzione del supporto H e si manifesta il fenotipo Bombay.
Le persone con il fenotipo Bombay non possono produrre il supporto H; per cui, pur avendo i geni per
produrre gli antigeni A e B, non li produce (o meglio … questi non si formano sulla superficie dei globuli
rossi, in quanto mancano del supporto).
In conseguenza di ciò, egli svilupperà gli anticorpi anti-A e anti-B (dovuti all’assenza di questi antigeni) e
produrrà anche gli anticorpi anti-H (cioè diretti verso il supporto di sostegno degli antigeni A e B).
Fenotipicamente, quindi, saranno soggetti di tipo 0 (assenza di A e B e presenza di anti-A e anti-B).
Genotipicamente, però, potranno possedere combinazioni varie (AA, A0, AB, BB, B0).
Quando un soggetto con fenotipo Bombay si incrocia con un soggetto non Bombay, produrrà tutte le
combinazioni possibili derivanti dai suoi alleli e da quelli del partner.
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Malattia emolitica del neonato
Se una madre Rh- concepisce un figlio Rh+, le
emazie del figlio passano nella madre (al
momento del parto) e la madre si immunizza,
formando anticorpi anti-Rh. Alla seconda
gravidanza, se il figlio è di nuovo Rh+, gli anticorpi
anti-Rh passano la placenta e distruggono i
globuli rossi del figlio, con conseguente anemia e
possibile morte del feto (malattia emolitica del
neonato). Tutto questo può essere prevenuto
iniettando, entro 72 ore dal primo parto,
anticorpi anti-Rh alla madre. Questi anticorpi
bloccano e distruggono eventuali globuli rossi
fetali passati nel sangue materno, per cui il
sangue materno non svilupperà anticorpi anti-Rh che ad una successiva gravidanza potrebbero attaccare i
globuli rossi del figlio.
Per lo stesso motivo, soggetti Rh+ non possono donare sangue a soggetti Rh- perché se questi ultimi sono
stati precedentemente sensibilizzati con sangue Rh+ (precedenti trasfusioni o somministrazione di derivati
del sangue, etc) potrebbe scatenarsi una reazione da incompatibilità dovuta agli anticorpi sviluppati con la
precedente sensibilizzazione.
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