scarica il testo completo - Stato, Chiese e pluralismo confessionale

Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
“A CHIARE LETTERE” - CONFRONTI
Francesco Zanchini di Castiglionchio
(già ordinario di diritto canonico nella Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università degli Studi di Teramo)
“Ghe rivarem a baita?”: memoria di una provocazione integralista.
Il referendum per il divorzio in Italia1
L’introduzione del divorzio in Italia non fu cosa da poco né durante le
discussioni parlamentari, né nel corso delle parallele, incalzanti
battaglie di opinione di cui la meritoria raccolta, di cui ci occupiamo in
questa sede, dà parziale, ma utilissima testimonianza, limitatamente
alle vicende seguite alla presentazione, da parte di un comitato di cui
Gabrio Lombardi e Sergio Cotta ebbero l’indiscutibile leadership, dei ben
noti quesiti, intesi all’abrogazione della legge divorzile, appena
approvata.
Verso il primo dei due posso avvertire, a distanza, soltanto una
gratitudine di riflesso come capograssiano, avendolo incontrato (mi
pare) appena qualche volta; ma è verso il secondo, che mi fu guida nei
primi passi nell’UGCI insieme a Luigi Amirante, e poi nell’Università,
che la memoria si volge commossa, anche dopo che le vie da lui
intraprese nella vicenda referendaria ci divisero per sempre, dove il
sempre fu segnato non dalla mia, ma dalla sua indeclinabile, dolorosa
intransigenza. E in proposito desidero ricordare qui la scena svoltasi in
sede di convocazione, a casa sua, del gruppo di autoformazione
1 Il contributo, non sottoposto a valutazione, riproduce il testo, di una
comunicazione al Convegno su Gabrio Lombardi nel centenario della nascita. Il referendum
sul divorzio (Roma, 28-29 aprile 2014), ed è destinato alla pubblicazione negli Atti.
Nel titolo, la citazione iniziale (da Il sergente della neve, di Mario Rigoni Stern)
allude a uno degli argomenti vincenti del fronte divorzista; ma, al tempo stesso, suona
come un interrogativo angoscioso sulla durata dell’interminabile notte
dell’Anticoncilio, seguita al lungo pontificato del papa polacco.
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
interdisciplinare di giovani giuristi cattolici (io solo canonista), che da
un decennio con lui collaborava alla preparazione di incontri i cui
risultati, a fine d’anno, venivano pubblicati sulla rivista Iustitia; gruppo
al quale, d’un tratto e senza alcun preavviso, il maestro e amico propose
di imbarcarsi in un’iniziativa politica, per la quale nessuno aveva la
minima preparazione. Alle prime riserve, provenienti da Salvatore
Hernandez, Cotta troncò piccato ogni discussione, cessando
letteralmente in tronco, da quel momento, qualsiasi rapporto con degli
allievi che non solo lo veneravano, ma che erano in quel momento
ancora antidivorzisti convinti.
Fin dall’inizio, la passione dei proponenti per l’equivoco
referendario, in cui caddero, si trovò di fronte a un itinerario tutto in
salita, anche perché la entrata in vigore dell’istituto non era frutto di un
colpo di mano, ma di un ampio e approfondito dibattito sul venir meno
dei presupposti ancora convintamente indissolubilisti del codice Vacca
del 25 giugno 1865, espressione del cauto e austero conformismo
borghese d’una coalizione moderata come quella del gabinetto
Lamarmora, ancora essendo capitale Firenze.
Fra l’altro, per la prima volta l’Italia usciva sconfitta da una
guerra mondiale, e all’appuntamento della sua difficile ricostruzione,
morale, politica ed economica, mancavano non tanto le decine di
migliaia di internati in Germania (o i prigionieri in mano alleata,
agevolmente censibili, delle campagne d’Africa), quanto i militari dati
per “dispersi” in centinaia di fatti d’arme, nei Balcani e nell’Egeo, di cui
massima parte erano i duecentomila dell’ARMIR, inghiottiti nelle
steppe tra il Volga e il Don fin dall’inizio della gigantesca battaglia di
aggiramento, che aveva portato l’Armata rossa alle spalle delle
divisioni tedesche, impegnate nell’assedio di Stalingrado: scomparsi,
sulle cui tracce per prima merita rispetto la ricerca audacemente
intrapresa, contro il parere di Togliatti e le resistenze di Stalin, da un
ateo dal cuore tenero, come Giuseppe Di Vittorio. Mentre chi tornava a
casa, dopo anni di prigionia, di rado trovava ad attenderlo il ménage
utopico dei Renzo e Lucia manzoniani, delusione che dava luogo a
inconvenienti considerevoli anche per le “vedove bianche”, che al
soldato lontano fossero rimaste fedeli; inconvenienti che, quindi,
finirono per suggerire al legislatore l’adozione di una disciplina
2
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
transitoria per quella “separazione di fatto” durata oltre un certo
tempo, che finì per fare da cavallo di Troia etico-culturale e da leit motiv
retorico per l’intera riforma.
Oltre tutto, solo in apparenza il sistema dei codici del ’40 aveva
serbato una fedeltà (di facciata?) all’idea indissolubilista. Perché, come
un’importante ricerca di Franco Cipriani andava dimostrando in quegli
anni, quella fedeltà conviveva tacitamente col principio opposto, nella
regola di ultrattività dei provvedimenti presidenziali nell’interesse dei
coniugi e della prole, a suo tempo introdotta quasi di soppiatto (a mo'
di governo d’emergenza della crisi coniugale) nel capoverso dell’art.
189 disp. att. del codice di procedura civile del 19402.
Oggi che il papa Bergoglio ha l’audacia di proporre riforme
canonistiche del diritto di famiglia, cui il card. Kasper, riferendo a un
apposito Sinodo dei vescovi, manifestamente prepone, tra le altre,
l’adozione della disciplina delle seconde nozze nella Chiesa indivisa di
età tardo antica, ancora vigente nell’intera Ortodossia e abbandonata da
Roma piuttosto tardi (a far tempo dall’età carolingia), verrebbe voglia
di sorridere davanti a una controversia, alla cui soluzione pratica
l’opinione maggioritaria fu sospinta da un contesto che la convinse
quasi a un atto di misericordia laico verso una situazione di disagio
umanissimo, in cui parve che la Chiesa italiana volesse giocarsi,
viceversa, il tutto per tutto in una crociata rigorista, demonizzando in
materia, per asseriti motivi di principio definiti non negoziabili, ogni
misericordia cristiana.
Come è ovvio, non si poteva allora nemmeno sospettare che il
magistero ecclesiastico si sarebbe un giorno proposto di esplorare
orizzonti del genere; ma è certo che, in quel momento, si andava
affermando ormai, in campo cattolico-romano, una cultura fecondata
dalla dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa; che propugnava
una critica sempre più decisa e militante (penso alle posizioni di Fabio
Fiorentino e di Vladimiro Dorigo, ma pure a quelle del c.d. dissenso
cattolico) all’integrismo e all’intransigentismo dominanti anche in tanta
2 Sono infatti del 1970 I provvedimenti presidenziali nell’interesse dei coniugi e della
prole, e del 1971 Dalla separazione al divorzio, entrambi frutto dell’eccezionale sensibilità
politica e storiografica di Franco Cipriani.
3
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
sinistra colta democristiana e nei suoi presupposti remoti di
connessione con lo ius publicum ecclesiasticum externum, caro alle
sistemazioni di canonisti di Curia della statura di Gasparri e di
Ottaviani e non estraneo ai La Pira; e fino a un certo segno frequentato,
forse, persino dallo stesso Dossetti delle origini.
La raccolta qui presentata3 chiama, opportune et importune, a un
giudizio di comprensione di fronte a quella temperie, che per molti
cattolici fu dilemma drammatico di coscienza, capace di cambiare la
vita delle persone, riorientandone completamente i presupposti
valoriali di riferimento. Credo che Mercadante abbia pensato a me, solo
perché uno dei documenti inclusi nella raccolta è una mia intervista,
rilasciata a De Santis per il Corriere della Sera e il cui titolo suona “Un
avvocato rotale spiega la legge sul divorzio”. Un'intervista, della quale
Carniti e Macario dissero di aver calcolato, in base a una inchiesta CISLACLI, che avesse orientato il voto di circa un milione e mezzo di
credenti incerti della base sindacale: una riflessione a voce alta, in
fondo, in cui un canonista ancora in formazione metteva a sua volta in
discussione sé stesso e il proprio stesso convinto integrismo giovanile di
fronte a un casus conscientiae, la cui soluzione a favore dei quesiti
referendari avrebbe, purtroppo, inevitabilmente comportato costrizione
all’indissolubilità per i cittadini non (o non più) credenti.
Non c’è dubbio che quella prova referendaria mise alla prova del
Concilio il blocco storico integralista saldatosi sul mito di una pace
religiosa necessariamente legata ai Patti lateranensi, anziché sul
buonsenso antico dei nostri connazionali. E fu quel mito infranto ad
aprire la via a una secolarizzazione ben più rapida di quella consentita
dalla scappatoia dei c.d. provvedimenti “provvisori” e urgenti
nell’interesse dei coniugi e della prole, di cui si diceva poco fa. Chiara,
infatti, fu subito la dimensione della frattura, vissuta in campo cattolico
in termini di cupa incomponibilità “dottrinale” tra ortodossia
episcopale e eterodossia della gente comune, avviata verso quello che
3 Il referendum sul divorzio. Raccolta di documenti d’archivio e di scritti dai giornali del
tempo, Roma, 2014, pro manuscripto (Fondazione Capograssi). Negli Atti del relativo
convegno, questo contributo apparirà sotto il titolo Primato della coscienza e verifica
referendaria della riforma conciliare.
4
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
efficacemente venne definito, da Pietro Prini, “scisma sommerso”. La
stessa Unione Giuristi cattolici non fu più la stessa; e dai suoi convegni
svanì d’un tratto ogni dialettica, pur fraterna e cordiale come quella tra
Dossetti e Carnelutti, tanto cara a don Clemente Riva. Toni di amara
rampogna risuonarono, dalle due rive, e tanti preziosi fermenti vennero
dispersi, o deviati, o resi incapaci di diagnosi obiettive sul prossimo,
improvvisamente sentito come un estraneo, o respinto come un
neopagano, per sentirsi liberi di non più considerarlo e rispettarlo come
persona (se ho sentito bene, perfino nell’intervento di chi mi ha
preceduto ho colto segni dell’intolleranza di allora, quella che
sapientemente il papa polacco avrebbe poi saputo a lungo coltivare, a
fini di instrumentum regni).
Dopo qualche incertezza, d’altronde, un papa come Montini,
indiscutibilmente leale verso il Concilio, aveva protestato civilmente
per il “vulnus” recato all’art. 34 del Concordato; e tanto era bastato a
scatenare la repressione della CEI su chi avesse comunque propugnato
l’opzione politica anti-integralista. Quanto a me, ero finito sotto
inchiesta disciplinare del Tribunale della Rota dietro pressioni
inconsulte della Segreteria di Stato; e mi stavo ormai decidendo a
lasciare una branca professionale interessante, sebbene il collegio degli
avvocati concistoriali avesse - mostrando quanto la Chiesa fosse divisa bloccato motivatamente le insistenze, provenienti “dall’alto”, intese alla
mia immediata radiazione dall’albo. Anche io, del resto, insieme a
Carlo Carretto ero stato oggetto, alla vigilia della prova elettorale, di un
inaudito attacco, con cui l’Osservatore romano non si peritava di
avanzare pretese di medievali ritrattazioni; attacco cui aveva risposto
per le rime, sul Corriere della Sera, il mio caro amico Antonio Nasi, allora
segretario nazionale dell’Unione Giuristi cattolici e membro, a sua
volta, del gruppo di amici “ripudiato” in blocco da Sergio Cotta.
Poi sopravvenne un pontefice, d’altronde amatissimo, al quale
piacque governare sotto il segno di un’ermeneutica della Dignitatis
humanae applicata, per più di un trentennio, solo a tutela degli interessi
istituzionali (spesso, oltre tutto, solidamente finanziari), sotto la
copertura del doppio dogma della libertas ecclesiae e della c.d. “sana”
laicità, in ridimensionamento cosciente del magistero conciliare e in
funzione di sistematico recupero di potere, sub pretextu e all’ombra
5
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
dell’integralismo di sempre. Un processo chiuso fortunosamente con
l’ultimo conclave, ma che la Curia papale aveva sognato poi di
proseguire mediante la candidatura del card. Angelo Scola, degno
seguace di tante altre “eminénze” oggetto bonario, ultimamente, degli
strali impertinenti della ... Luciana Littizzetto.
Così, il mio destino è stato rimanere, oltre che uno studioso
avversato, per mezzo secolo, da larga parte della canonistica
(soprattutto italiana), un avvocato rotale che, praticando obiezione di
coscienza verso le cause di nullità di matrimonio, tenta piuttosto di
difendere (davanti allo stesso Tribunale) i fratelli e le sorelle
perseguitati e oppressi dalla piaga intollerante di un integrismo ottuso spesso di comodo- tuttora imperante nella Chiesa italiana, e nei suoi
stessi ambienti più riposti e insospettabili. E lo fa motivatamente, a
partire dalla adesione più convinta alla tesi di una via alternativa di
misericordia per le seconde nozze4 che un altro suo amico teologo,
anch’egli ottuagenario e allievo affettuoso (udite udite!) del “terribile”
card. Siri, propugna da altrettanto tempo con pacata testardaggine, in
tema di matrimonio dei divorziati, nel difficile contesto ecclesiale in cui
stanno venendo al dunque le più devianti contraddizioni del rigorismo
gregoriano, inclusa quella del celibato dei preti; per lasciare alla fine -io
spero- spazio a quanto, della tradizione ecumenica dell’antica Chiesa
indivisa, è miracolosamente sopravvissuto grazie al saggio
conservatorismo del diritto canonico orientale; mentre a Roma lo si è
purtroppo abbandonato, ai tempi di Fozio e di Michele Cerulario, forse
in grazia alla veemenza sanguigna di selvaggi polifemi (li direbbe Vico)
come i Visigoti o i Franchi, incapaci troppo spesso di trarre utile e sano
nutrimento da quella propensione al sense of humour, che dai Celti
romanizzati si è fortunatamente trasferita (prezioso retaggio
umanizzante) nella civiltà anglosassone.
Certo è che, all’esito di un così assurdo scontro fratricida,
Umberto Eco scrisse, forse ingenerosamente, che la vittoria era andata
ai più colti. E a me pare di dover essere qui d’accordo abbastanza, se
colto (fra Tarda antichità e Medioevo del diritto) è un approccio non
G. CERETI, Divorzio, nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva, 3ª ed., Aracne,
Roma, 2013.
4
6
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it)
maggio 2014
ISSN 1971- 8543
ideologico alla storia, sia quella dei limiti del c.d. cristianesimo di
Costantino, sia quella delle infinite carenze (tra ombre e luci)
dell’impero “sacro” del figlio di Pipino e giù giù, di seguito, dagli
Ottoni agli Asburgo.
Penso, a questo punto, di non avervi preso troppo tempo; pur se
dovessi esser creduto un picconatore sconsiderato, e se dovessi aver
abusato oltre la decenza dell’occasione offertami (con assoluto candore)
da Francesco Mercadante, per togliermi qualche sassolino di troppo
dalle scarpe.
7