Download - Crescere insieme con il modello ICF

Crescere e utilizzare l’ICF nella scuola
Domande-guida per rileggere l’esperienza della sperimentazione in corso.
Risposte dei partecipanti al corso di formazione
Premessa
L’iniziativa formativa non coinvolge un istituto scolastico, ma un gruppo eterogeneo di corsisti,
alcuni sono precari della scuola, pochi lavorano già sul sostegno, altri sono educatori e/o assistenti
dipendenti da cooperative ed altri ancora sono in attesa di un primo lavoro. Di conseguenza non
sono stati esercitati su situazioni reali ( di contesto e di allievi), ma solo su simulazioni di casi. Nelle
esperienze di sportello (a richiesta di singoli corsisti) e nelle attività di tirocinio (previste per
tutti) è stato invece possibile discutere su situazioni reali.
Nei primi incontri abbiamo preso in esame l’Accordo di programma della provincia di Imperia per
il periodo 2009-2012, con i seguenti obiettivi:
• evidenziare il sistema di rete che coinvolge le istituzioni scolastiche, le ASL, gli Enti Locali
e molte altre istituzioni del territorio, comprese le associazioni di volontariato;
• prendere atto del lavoro fatto per la diffusione dei concetti-chiave che sono alla base della
svolta del sistema ICF ( sette corsi on line hanno coinvolto 245 insegnanti)
• dimostrare l’impegno del liceo artistico di Imperia, che ha organizzato il corso e che ci
ospita, in questo progetto di rinnovamento, iniziato con il progetto I CARE
Il “Progetto ICF. Dal modello dell’OMS alla progettazione per l’inclusione” ha come finalità
quella di conoscere e di utilizzare il modello ICF nella scuola.
Le domande-guida che seguono hanno lo scopo di accompagnare le reti impegnate nel percorso di
ricerca-azione favorendo la rilettura dei singoli progetti e la loro eventuale revisione anche ai fini
del monitoraggio.
Domande elaborate dal gruppo di Napoli.
1) La chiave di volta della descrizione del funzionamento e della disabilità basata su ICF è la
descrizione di fattori esterni al soggetto (Fattori Ambientali) e del loro ruolo. Come avete
descritto (o state procedendo nella descrizione del ) contesto scolastico ai fini di
individuarne il ruolo favorente o ostacolante l’inclusione?
Quali “descrittori” avete scelto (ad esempio: clima relazionale, dotazioni tecnologiche, spazi
e tempi a disposizione, risorse umane, dimensione collegiale del lavoro didattico, …..)?
Con quali metodologie lo avete analizzato/lo state analizzando?
State individuando le relazioni tra i descrittori del contesto scolastico e gli alunni di cui
avete scelto di approfondire la conoscenza del funzionamento?
State individuando i fattori chiave per l’inclusione?
Articoliamo la risposta in 4 parti
1-1
•
Nella realtà i descrittori del contesto scolastico sono definititi dal gruppo di lavoro
per l’autovalutazione di Istituto per tutti gli allievi, non solo ai fini del PEI e una
sintesi dei risultati del monitoraggio è inserita nel POF, nella parte relativa alla
•
a)
b)
c)
d)
e)
f)
g)
Carta dei servizi, ma nel corso di formazione abbiamo lavorato su simulazione di
casi e su descrittori ipotetici;
in particolare, ai fini della elaborazione del PEI, alla luce dei concetti-chiave ICF,
in relazione ai casi che abbiamo preso in considerazione nel corso di formazione,
abbiamo individuato i seguenti indicatori:
rapporto numerico tra insegnanti di sostegno ed alunni che ne hanno bisogno;
presenza nell’istituto di educatori e/o assistenti comunali
attivazione di progetti per aumentare il personale a disposizione (progetti di
volontariato, di tutoring...)
qualità dei rapporti di collaborazione tra tutti gli adulti che operano con l’alunno
in difficoltà (relativamente alle informazioni presenti nei materiali sui casi
analizzati)
qualità e numerosità della dotazione informatica;
qualità e numerosità dell’offerta di progetti adatti alle esigenze di allievi in
difficoltà, con animatori in ambito sportivo, teatrale, musicale.
manipolativo/creativo.....all’interno della scuola o nel territorio;
la tipologia e l’organizzazione del coinvolgimento delle famiglie coinvolgimento
1-2
Il metodo di lavoro, nel corso di formazione, ha avuto un duplice aspetto: in alcuni momenti
ciascun corsista ha discusso sulla situazione reale del proprio lavoro, utilizzando anche le ore di
sportello personalizzate, ma le esercitazioni sono state condotte su casi ipotetici, forniti dai
coordinatori, alcuni tratti dalla loro personale esperienza, altri tratti direttamente da materiali
presenti nella rete e da alcune esperienze locali (PEI esemplificativi già compilati e/o casi su cui
articolare una simulazione di PEI)
1-3
Abbiamo lavorato sui descrittori dei casi proposti per le simulazioni, ad esempio nel primo caso
affrontato (il caso di UGO, simulazione della piattaforma INDIRE neoassunti), alcuni descrittori
erano individuati nella tabella allegata, altri dovevano essere ipotizzati, ma erano facilmente
individuabile: l’alunno aveva passione per le bande musicali, era logico suggerire una
collaborazione con la banda municipale...e così via (Descrittore: rapporto con agenzie educanti
del territorio)
1-4
Abbiamo iniziato il corso di formazione con una approfondimento sulla teoria delle intelligenze
multiple, per abituarci all’idea che ciascuna persona è “diversa” dalle altre e che in ciascuna sono
individuabili punti di forza e debolezze. Questo approccio pone le basi per saper riconoscere a
ciascun individuo, anche il più compromesso, un potenziale umano di sviluppo che i docenti e gli
educatori devono saper riconoscere attraverso le osservazioni dirette e la collaborazione tra tutte le
persone che interagiscono con l’allievo, in particolare i suoi genitori. Interessante è considerare il
concetto di normalità funzionale come "la condizione che appare più appropriata ad un dato individuo
relativamente alle sue caratteristiche e ai suoi scopi" ; in riferimento cioè a quelle acquisizioni
comportamentali che consentono ad una persona di inserirsi con un proprio ruolo significativo
nell'ambiente sociale in cui vive.
Su questa base concettuale di partenza abbiamo analizzato i fattori chiave di inclusione nei casi
proposti per le simulazioni.
2) Avete analizzato/state analizzando altri ambienti? (ad esempio: il territorio o
l’organizzazione dei servizi sociali, sanitari, ….)?
Non direttamente: ne abbiamo parlato per i casi proposti (simulazioni), in colloqui con il
personale dell’ANFASS, nell’interazione tra i corsisti, che sono impegnati in diversi enti e
associazioni del territorio (tirocinio presso l’ASL; collaborazione con il Comune nel progetto
“Insieme è più facile”, collaborazione con la Provincia nel progetto di integrazione in rete
svolto presso il Liceo Artistico finanziato, prestazioni lavorative presso l’ISAH...)
L’attività di riflessione sui servizi del territorio è stata facilitata dalle considerazioni
sull’Accordo di programma 2009 – 2012 (cui abbiamo già fatto cenno) che, in pratica, illustra
la rete di soggetti che hanno sottoscritto l’accordo.
3) State usando i “termini” (codice alfanumerico, titolo, descrizione, inclusione ed esclusione)
proposti da ICF nella “componente Fattori Ambientali” per codificare i descrittori dei
contesti che avete scelto di indagare?
Sì, ci siamo esercitati sia nella lettura/comprensione (sempre attraverso simulazioni), sia nella
procedura contraria: analisi di casi e ricerca dei relativi codici e delle parti della scala ICF
che ci sembravano appropriati ai fini della costruzione di un PEI (sempre ipotetico, semplici
esercizi)
4) Se avete deciso di codificare usando ICF, i “termini” proposti dalla classificazione vi
sembrano sufficienti e/o adatti per descrivere il contesto scolastico?
Se, eventualmente, non li trovaste sufficienti e/o adatti, come pensate di fare per non perdere
le informazioni non codificabili con ICF?
L’unificazione del lessico professionale in un gruppo di lavoro (piccolo, come nel nostro
corso, più grande, come un Istituto scolastico o enorme come l’insieme di tutti i Paesi che
hanno adottato ICF)è la via indispensabile per la comunicazione efficace , di conseguenza
se ci sono informazioni ricorrenti il gruppo stesso concorda il lessico per definirle: in un
primo momento queste definizioni valgono solo all’interno del gruppo che le usa,
successivamente, se necessario, saranno concordate con altri. Per fortuna è una pratica
che si sta diffondendo: ad esempio, le Indicazioni per le scuole superiori riformate sono
accompagnate dal lessico relativo, per evitare confusioni
Nell’istituto che ospita il corso (Liceo Artistico di Imperia) sono state aggiunte le seguenti
codifiche (indicate con esempi):
Partecipazione sociale >> Aree di vita principali >> Istruzione
d810 Istruzione informale
Ama usare il computer e usa internet allo scopo di trovare informazioni su argomenti di suo
interesse (soprattutto musica e testi di canzoni del suo cantante preferito).
d820 Istruzione scolastica
Materie di insegnamento
Pierino segue una programmazione differenziata in tutte le materie eccetto disegno dal vero,
tecniche murali. Al termine del percorso di studi... (oppure Pierino segue la programmazione della
classe di appartenenza limitando... agli standard minimi previsti da ogni docente curricolare in sede
di programmazione.)
Matematica
Riconosce monete e le banconote e sa confrontare i valori delle monete. Per ulteriori dettagli si
rimanda a b172 (funzioni di calcolo). In questa disciplina l'alunno segue una programmazione non
conforme agli obiettivi della classe.
rimanda a b172 (funzioni di calcolo). In questa disciplina l'alunno segue una programmazione non
conforme agli obiettivi della classe.
Definisci gli obiettivi a breve termine
Saper svolgere semplici operazioni di acquisto in modo autonomo (acquisto bevanda dal
distributore automatico; acquisto della merenda)
Disegno dal vero
In questa disciplina l'alunno segue una programmazione conforme al resto della classe. Per ulteriori
dettagli si rimanda pertanto agli obiettivi e predisposti dal docente curricolare in sede di
programmazione.
Altre materie
……
Sostegno
Pierino si avvale complessivamente di 5 moduli orari di sostegno settimanali, tutti con la prof.ssa
Bianchi, area scientifica.
La prof.ssa Bianchi effettua il suo intervento su Pierino al lunedì dalla prima alla 3 ora (italiano,
matematica, matematica) e al mercoledì alla quinta e alla sesta ora. La prof.ssa Bianchi è presente
nella classe Z anche in altri orari al di fuori delle ore espressamente dedicate all'alunno e, quando le
circostanze lo permetteranno, effettuerà intervento su Pierino anche in questa occasione. Del
consiglio di classe fa inoltre parte anche la prof.ssa Rossi, docente di sostegno di area umanistica,
che non è stata assegnata all'alunno. Quando le circostanze lo permetteranno, Pierino potrà quindi
usufruire anche del suo aiuto.
Orario (della classe e dell'alunno)
L'orario della classe Z frequentata da Pierino si compone complessivamente di 38 moduli orari,
articolati dal lunedì al venerdì (sabato escluso) con due rientri pomeridiani al lunedì e al venerdì.
Pierino frequenta le lezioni con orario ridotto dal momento che è presente soltanto alla mattina (30
moduli orari complessivi). Inoltre al lunedì mattina l'alunno è presente a partire dalla 3^ ora, dal
momento che si reca ad effettuare terapia riabilitativa presso il centro XY. L'orario della classe Z si
compone delle seguenti discipline: Italiano (2h) matematica (3h), fotografia (6h).... etc L'alunno
frequenta con orario ridotto solamente le seguenti discipline: Italiano (1h), matematica (2h).
L'insegnate di sostegno effettua intervento nelle seguenti discipline: Italiano (1h), matematica (2h)
Descrizione della Classe di Appartenenza
La classe Z frequentata da Pierino è composta complessivamente da 26 alunni, di cui 9 ragazzi
(compreso Pierino) e 17 ragazze che risiedono quasi tutti al di fuori del comune di Imperia. I
ragazzi in parte provengono dalla classe Y dello scorso anno, in parte dalla classe J dello scorso
anno scolastico. Sono presenti inoltre alcuni alunni stranieri che incontrano difficoltà con la lingua
italiana. La classe è abbastanza eterogena nel profitto delle varie discipline. Nella classe sono
purtroppo presenti 2 alunni problematici che in alcune occasioni assumono il ruolo di leader
negativi e coinvolgono gli altri ragazzi verso comportamenti inadeguati. In generale Pierino
appare ben inserito nel gruppo classe. Gli altri alunni lo trattano con rispetto anche se talvolta
esitano ad avvicinarsi a lui di loro iniziativa.
Il Consiglio di Classe
Il Consiglio di Classe risulta invariato rispetto a quello dello scorso anno. Nel Consiglio di Classe
sono presenti alcuni nuovi docenti: la prof.ssa Gialli, il prof. Verdi. L'insegnante di sostegno
assegnato all'alunno è variato rispetto a quello dello scorso anno scolastico: non è infatti più
presente il prof. Violi che aveva seguito l'alunno....
presente il prof. Violi che aveva seguito l'alunno....
Curriculum scolastico
L'alunno ha frequentato la scuola dell'infanzia presso.... .... Nel precedente anno scolastico ha
frequentato la classe con un programma differenziato....
Materie di insegnamento
Pierino segue una programmazione differenziata in tutte le materie eccetto disegno professionale,
tecniche murali.
Al termine del percorso di studi (oppure Pierino segue la programmazione della classe di
appartenenza limitando... agli standard minimi previsti da ogni docente curricolare in sede di
programmazione.)
5) Nel modello ICF di funzionamento, tra i fattori contestuali sono compresi i “fattori
personali” (ad esempio: sesso, età, composizione famiglia, carattere, motivazione, desideri,
ecc…) che per adesso non possono essere codificati. Come li state considerando ai fini di
una descrizione completa dell’alunno in interazione con i suoi fattori contestuali?
Nelle simulazioni su cui ci siamo esercitati i fattori personali erano ampiamente indicati e nella
realtà, a scuola, sono le informazioni più rilevanti per la progettazione dei PEI.
Nel Liceo Artistico questi descrittori elencati vengono inseriti come voci distinte all’interno dei
Fattori Personali.
6) ICF ha più di 1400 “termini”, che difficilmente vengono usati insieme. State usando dei
criteri per selezionare i “termini” di ICF più adatti per descrivere l’alunno in interazione con
i fattori contestuali?
Vi state concentrando su un sottoinsieme specifico di “termini”?Con quale motivazione?
A quale livello di dettaglio della classificazione state lavorando/state pensando di lavorare?
(primo livello, solo i capitoli; secondo livello, le categorie a tre cifre; terzo livello, le
categorie a quattro cifre)?
Avete previsto di utilizzare una checklist esistente e/o ne state definendo una ad hoc?
Risposte ai quesiti:
1) all’inizio abbiamo preso in esame una semplificazione prodotta da alcuni dirigenti
scolastici della provincia;
2) ci sono alcuni termini che coinvolgono i docenti e gli educatori con maggio urgenza,
sono quelli riferiti al PDF (le modalità per definire gli obiettivi a breve-medio e lungo
termine) e alla programmazione vera e propria (le attività da proporre per perseguire
gli obiettivi). Nell’impegno in questi due ambiti c’è continuamente bisogno di ridefinire,
precisandoli, molti altri termini(memoria, attenzione, interesse, impegno....), di
conseguenza abbiamo seguito il percorso induttivo (li abbiamo precisati in itinere, a
mano a mano che si presentavano)
3) abbiamo preso in considerazione le diverse categorie, solo per conoscerle, nelle
simulazioni abbiamo lavorato solo sulle parti richieste dall’esercizio proposto
4) Non abbiamo elaborato una checklist, abbiamo solo una serie di esempi, abbastanza
ricca.
Al Liceo Artistico, essendo l’uso dei descrittori ICF non ancora compresi nella loro pienezza,
l’obiettivo primario risulta quello di far diventare una prassi la descrizione dell’allievo secondo
lo schema ICF, rimanendo focalizzati sui primi due massimo 3 livelli di analisi (es. Attività
personali >> Mobilità >> Muoversi usando un mezzo di trasporto)
7) State usando tutti i qualificatori obbligatori (estensione della menomazione riguardo alla
descrizione di Funzioni e Strutture corporee, performance e capacità riguardo alla
descrizione di Attività e Partecipazione, facilitazione e barriera riguardo ai Fattori
Ambientali)?
Come precisato in una risposta precedente abbiamo preso in esame solo i fattori ambientali
interni all’istituto (compreso un accenno alle facilitazioni per allievi impossibilitati ad usare il
linguaggio verbale, perchè l’istituto che ospita il corso ha una interessante tradizione di studio
sulla comunicazione alternativa)
In realtà ad oggi l’ASL nella descrizione delle menomazioni secondo i parametri ICF risulta
insufficiente e, in alcuni casi, completamente assente, malgrado l’Accordo di programma. ; tali
qualificatori sono stati trattati durante il corso in via teorica e conoscitiva, utilizzandoli nel
linguaggio dialogico all’interno degli scambi di esperienze avvenuto durante le lezioni.
8) Nel momento in cui usate il qualificatore performance (valore da 0 a 4), prendete nota dei
fattori ambientali e del loro effetto, in modo da rendere esplicito il ruolo dei fattori
ambientali nella performance?
Sì, ma all’interno delle simulazioni proposte
9) Nel determinare l’effetto barriera o facilitatore dei fattori ambientali che state individuando,
state prendendo in considerazione il giudizio del diretto interessato o state traducendo in ICF
il vostro punto di vista?
Dato che il corso è basato essenzialmente su simulazione di casi, non esiste la possibilità di
conoscere il giudizio dell’interessato- Questa possibilità è emersa, raramente, nelle ore di
sportello in cui qualche corsista ha chiesto un confronto su casi reali.
A livello teorico il gruppo ha evidenziato che, durante la fase valutativa , la sintesi riportata
risulta dalla considerazione di quanto manifestato dall’allievo, dai familiari, dal consiglio di
classe.
Molto utili sono state le informazioni sulle procedure adottate nel liceo artistico di Imperia, in
cui gli studenti (per i quali si prepara il PEI) sono coinvolti nelle scelte che li riguardano
10) ICF ha il vantaggio di permettere di descrivere aspetti positivi e aspetti negativi
dell’interazione tra un individuo con una condizione di salute e i fattori contestuali di
quell’individuo.
Un’interazione positiva è sicuramente leggibile attraverso un valore uguale a 0 del primo
qualificatore. Allo stesso modo gli aspetti negativi dell’interazione sono sicuramente
corrispondenti ad un valore del primo qualificatore uguale a 4.
State usando questo tipo di informazioni per raggruppare gli aspetti positivi e quelli negativi
che in uno stesso alunno possono coesistere?
Se non state ragionando in questo modo, come pensate di utilizzare le singole informazioni
codificate?
Le esercitazioni del corso di formazione sono già predisposte, in gran parte, per evidenziare
aspetti positivi e negativi, di conseguenza i ragionamenti sono stati facilitati
11) All’interno del progetto quali e quante figure si occupano della descrizione del profilo di
funzionamento?
Lavorando in team?
Come già detto non abbiamo lavorato su casi reali, ma solo su esercizi di simulazione e
non sempre il numero delle figure professionali e la tipologia dei loro rapporti era
precisataNella realtà dell’istituto che ospita il corso, il profilo di funzionamento viene redatto
generalmente dall’insegnante di sostegno che ha il compito di raccogliere le informazioni
per farle confluire nel documento che sarà ratificato in sede di consiglio di classe, colloquio
con i genitori e personale ASL.
Una corsista ha sottolineato l’esigenza di momenti di formazione comuni tra insegnanti
curricolari e tutte le figure che operano sul sostegno (insegnanti, educatori, assistenti,
ATA...), senza i quali non sarà possibile unificare veramente il lessico professionale, nè
operare la svolta culturale attivata dalla ICF- esigenza peraltro prevista nell’Accordo di
programma.
12) Una volta descritto il profilo di funzionamento dell’alunno, come pensate di utilizzarlo ai
fini della progettazione organizzativa e didattica individualizzata/ personalizzata?
State pensando di affrontare il tema della modifica dei fattori ambientali, che avete preso in
considerazione, come chiave di volta della progettazione inclusiva, secondo una logica di
necessaria differenziazione?
I fattori ambientali presi in considerazioni erano simulazioni, di conseguenza non
modificabili, se non a livello teorico di semplici ipotesi di lavoro. Tuttavia ne abbiamo
tratto molte informazioni trasferibili nei nostri ambienti di lavoro.
Nella realtà del liceo artistico di Imperia, a fronte di un’accurata valutazione del profilo di
funzionamento e degli obiettivi da raggiungere, se possibile, si cerca di modificare i fattori
ambientali, utilizzando anche la flessibilità didattica prevista dalle norme sull’autonomia.
13) Avete previsto un programma di lavoro per la realizzazione del PEI secondo il modello ICF
(per esempio: raccolta documentazione, osservazioni, definizione del profilo, intervento,
monitoraggio delle attività)?
Abbiamo organizzato una esercitazione di costruzione di un PEI in piccolo gruppo (tre- quattro
corsisti)
14) Avete previsto degli indicatori per valutare la qualità del processo realizzato per la stesura
del PEI secondo l’ICF?
Le coordinatrici del corso hanno dato l’indicazione di procedure per facilitare la
predisposizione dell’ipotesi di PEI, ma non sono stati previsti indicatori.
15) Sulla base del rinnovato concetto di “flessibilità”, individuati il profilo e predisposti gli
interventi definiti sulla base dei facilitatori, avete riflettuto sulla possibilità di un uso più
flessibile delle risorse disponibili e più adeguato ai bisogni educativi speciali dei singoli
alunni con disabilita?
Lo studio e l’applicazione del modello ICF può incidere sulla gestione delle risorse interne
ed esterne alla scuola. Se sì, come?
Quali miglioramenti ha apportato alla definizione del Piano di vita previsto dalla legge
328/2000?
Come più volte precisato abbiamo lavorato su esercitazioni, non nella realtà degli istituti scolastici
in cui lavoriamo, a livello teorico generale possiamo affermare che la definizione del Piano di vita
ha contribuito ad aprire gli occhi sul contesto interno ed esterno alla scuola , a non guardare solo
agli obiettivi tradizionalmente “scolastici”, ma a bisogni più urgenti per la qualità della vita della
persona, nell’immediato e nel futuro.
Le simulazioni adoperate nel corso hanno diverse fonti:
• alcune sono state costruite dalle due coordinatrici del corso, utilizzando casi direttamente
conosciuti nel passato;
• altre sono tratte da materiali della piattaforma Indire neo-assunti e dalla piattaforma
Indire- dirigenti;
• altri ancora sono tratti dai corsi on line Erickson
Domande formulate dal gruppo di Brescia.
1) Avete previsto una formazione integrata?
Se sì, chi è stato coinvolto? (I dirigenti dei servizi del territorio, i docenti, i collaboratori
scolastici e amministrativi, …..)
• Sono stati coinvolti gli operatori dell’ANFASS;
• Il progetto è stato aperto a tutti coloro che svolgono attività didattico-educativa con
soggetti in situazione di disagio. Tra gli iscritti al corso ci sono persone che prestano la
loro attività in 6 plessi scolastici, con mansioni diverse, per la maggior parte assistenti ed
educatori; alcuni sono docenti curricolari; alcuni sono studenti universitari.
2) Avete sperimentato un linguaggio comune utilizzando i 1400 termini ICF?
Oralmente, secondo le necessità dei casi presentati nelle simulazioni che venivano letti e
discussi nel gruppo.
3) Il modello antropologico bio-psico-sociale su cui si basa il linguaggio ICF può presupporre
una rivoluzione culturale… avete compiuto una riflessione su questo aspetto?
Se sì, quali sono le implicazioni che il cambiamento ICF ha apportato al vostro sistema
contesto territoriale?
• Al sistema del contesto territoriale noi corsisti, al momento, non possono apportare
modifiche (siamo quasi tutti precari o al momento disoccupati) . Le modifiche sono
avvenute solo in ciascuno di noi, con l’aiuto, efficace, dei coordinatori e di alcune
lezioni più generali.
• Le modifiche sono state certamente avviate con l’Accordo di programma
• Tutti i corsisti concordano sul fatto che la riflessione sull’integrazione tra scuola e
territorio è sicuramente uno dei temi che il linguaggio ICF ha contribuito a
sviluppare.
4) Integrazione alla seconda domanda del gruppo di Napoli.
Avete analizzato / state analizzando altri ambienti?
Avete previsto nell’accordo di programma o nel piano di zona di far rientrare il modello
ICF?
Abbiamo preso in esame gli aspetti essenziali dell’Accordo di programma 2009 – 2012 per
la provincia di Imperia
L’Accordo di Programma della Provincia di Imperia prevede la sperimentazione ICF come
uno dei punti programmatici. A tale scopo l’Ufficio Scolastico Provinciale ha predisposto
una formazione con la Erickson aperta a Dirigenti Scolastici, Docenti, operatori ASL.
Una corsista ha sottolineato l’esigenza di momenti di formazione comuni , in ciascuna
scuola, tra insegnanti curricolari e tutte le figure che operano sul sostegno (insegnanti,
educatori, assistenti, ATA...), senza i quali non sarà possibile unificare veramente il lessico
professionale, nè operare la svolta culturale attivata dalla ICF.
5) Integrazione alla quattordicesima domanda del gruppo di Napoli.
E’ possibile ipotizzare il linguaggio ICF sul vecchio modello PEI?
Il modello PEI è la base su cui alcuni di noi si sono formati e esercitati negli scorsi anni, si
tratta di competenze che non vanno perdute, anche di fronte al notevole mutamento
dell’impostazione ICF.
6) L’ICF è un potente strumento di analisi che ci permette di cogliere molti dettagli della
persona e dell’ambiente. In che modo può migliorare l’utilizzo delle risorse umane?
Come favorire la flessibilità?
L’unificazione dei concetti di base dell’integrazione, dell’inclusione , del progetto di vita e del
lessico professionale è già, in sè, un potente mezzo per il miglior utilizzo delle risorse umane.
Un mezzo potente per porsi in un’ottica di flessibilità è quello di non pensare, in modo rigido,
alle figure professionali e di aprirsi ad una nuova visione allargata (ruolo delle famiglie, degli
educatori, degli assistenti, dei tutor, delle associazioni di volontariato.... ) oltre a quelli
tradizionali degli specialisti pubblici e privati
7) Avete pensato con quale modalità diffondere tra i colleghi curricolari la conoscenza e l’uso
del linguaggio ICF? (forse attraverso formazione specifica, gruppi di lavoro, coinvolgimento
in fase di progettazione o in fase di revisione del POF, ….)
Senza dubbio molte delle convinzioni e delle capacità sviluppate nel corso di formazione
saranno oggetto di condivisione con colleghi curricolari. Le modalità dipendono dal contesto in
cui ci troviamo ad operare (quelli tra noi che già lavorano nella scuola) e dal contesto in cui un
giorno si troveranno a lavorare tutti gli altri. Chi non lavora nella scuola, ma in servizi a
disabili adulti ha un contesto lavorativo diverso.
8) Avete pensato come fare per sensibilizzare i colleghi a pensare la scuola come un ambiente
educativo in cui tutti condividono la presa in carico dell’alunno disabile?
A dire il vero sono ancora troppi i casi in cui non ci sono riusciti anni di normative, circolari,
decreti, delibere dei Collegi docenti.....tuttavia ogni nuovo stimolo apre altre possibilità. Molte
perplessità sono state evidenziate dai corsisti che sono a scuola come assistenti e/o educatori
(la maggioranza degli iscritti al corso).
9) (da inserire dopo il punto 8 del questionario di Napoli)
Avete pensato come rilanciare un sistema di valutazione in cui vengano presi in maggiore
considerazione le performances tendenti a zero rispetto agli aspetti problematici?
(ad esempio nell’ambito di un processo di inclusione e valutazione, al tempo 1 si fotografa
la situazione in termini di capacità e performances positive utilizzando il linguaggio ICF –
una sorta di Profilo di Funzionamento in linguaggio ICF; al tempo 2 si definiscono gli
obiettivi; al tempo 3 si introducono facilitatori e si eliminano le barriere, in modo flessibile,
utilizzando il linguaggio ICF; al tempo 4 verifico la performance tendente a 0 e la sua
positività, sempre utilizzando il linguaggio ICF).
Ne abbiamo discusso con uno dei relatori del corso che, su questo aspetto, è stato
eccezionalmente efficace.
La discussione su approcci pedagogici centrati sul cliente (Rogers), per esempio, è stata più
volte evidenziata la necessità di potenziare le performance tendenti a zero al fine del
raggiungimento del successo formativo.