PER LA CAUSA ITALIANA AI VESCOVI CATTOLICI. Apologia di un

a.s. 2013-2014
6 Marzo 2014
POLO SCIENTIFICO
E
TECNOLOGICO
Via della Lastruccia 10
Lezione in Aula
4
COSA PORTARE ALLE LEZIONI IN
LABORATORIO
• Un camice da laboratorio
• Un quaderno e una penna per gli appunti
• Calcolatrice (una per gruppo)
• Tavola periodica degli elementi
• Macchina fotografica
• Computer portatile (uno per gruppo), su cui sia
installato Image J (free), Microsoft Excel o simile.
PROGETTO LAUREE SCIENTIFICHEMAURO PERFETTI
COSA SONO LE PROPRIETA’ CHIMICO-FISICHE?
Tutte quelle proprietà di un dato sistema che coinvolgono
l’interazione fra un fenomeno fisico ed un composto chimico.
Noi ci occuperemo di quattro sistemi con proprietà «anomale»,
alcune delle quali non sono spiegabili utilizzando la fisica classica.
NP di oro: PROPRIETA’
PLASMONICHE
FLUIDI NON
NEWTONIANI:
PROPRIETA’
VISCOELASTICHE
FERROFLUIDI:
MAGNETISMO
NEI FLUIDI
PROGETTO LAUREE SCIENTIFICHEMAURO PERFETTI
LUMINOL,
TIONINA E
MgCl2:
luminescenza
6
10 Marzo 2014 – Sintesi di Nanoparticelle di oro
La materia interagisce con la radiazione elettromagnetica (luce), che possiamo
considerare come un campo elettrico ed un campo magnetico oscillanti ed
ortogonali fra loro. Gli elettroni dell’oro nelle NP sono liberi di muoversi fra gli atomi
(legame metallico) e possono quindi interagire con la componente elettrica della
luce ad una determinata lunghezza d’onda.
Le nanoparticelle (NP) d’oro sono oggetti di dimensioni nanometriche formati da atomi
di oro metallico legati fra loro a formare una struttura sferica.
Gli elettroni sono «confinati» all’interno delle NP quindi possono oscillare
collettivamente solo per un dato tratto (l’oscillazione è detta SPR, cioè
risonanza plasmonica superficiale). La radiazione assorbita ha lunghezza
d’onda direttamente proporzionale al diametro delle NP e, per le NP di oro, è
nella regione del visibile.
Materiale:
Bagno ad olio
Piastra riscaldante
Ancorina magnetica
Pallone a tre colli da 50 ml
Termometro
Refrigerante a bolle e tubi
Tappi
Pipette graduate da 1ml e inferiori
Cilindro graduato da 10 ml
Bagno ad olio
Reagenti:
Citrato di sodio diidrato
C6H5Na3O7 ∙2H2O
Acido tetracloroaurico triidrato
HAuCl4 ∙3H2O
Acqua MilliQ
Preparare:
110 ml di soluzione 1mM di HAuCl4 ∙3H2O
20 ml di soluzione 20 mM di C6H5Na3O7 ∙2H2O
Per ogni gruppo:
prelevare 10 ml della soluzione di HAuCl4∙3H2O e versarli nel
pallone a tre colli;
collegare l’apparato per il riflusso e portare a ebollizione sotto
agitazione magnetica.
Aggiungere una certa quantità di
soluzione di C6H5Na3O7 ∙2H2O: da
0.25 ml in su, con passo di 0.25 ml, a
seconda del gruppo.
Dopo 15 minuti di agitazione,
riportare a temperatura ambiente.
Diluire le NP ottenute per avere una concentrazione ottimale da registrare allo
spettrometro UV-Vis.
1
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Mettere in grafico l’assorbanza della soluzione contro la lunghezza d’onda incidente.
Unire il proprio grafico a quello degli altri gruppi e fare un grafico dello spostamento del picco in
funzione della quantità di riducente usata (o in funzione della forza del riducente).
13 Marzo 2014 – Sintesi del Ferrofluido
Un ferrofluido è formato da una matrice solida (NP di ossidi di ferro) dispersa in un
solvente. Poiché tali NP rispondono ad un campo magnetico orientandosi lungo le
linee di campo, e sono assimilabili ad un fluido, se si avvicina un magnete la
superficie forma spontaneamente una sequenza regolare di increspature, dando
luogo a strutture ben definite.
Ferrofluido collocato su una lastra di vetro, che lo separa da un magnete sottostante.
I ferrofluidi non presentano magnetizzazione in assenza di un campo applicato
esternamente, sono materiali paramagnetici, e si dice spesso che sono
"superparamagnetici" a causa della loro grande suscettività magnetica.
Il paramagnetismo è una forma di magnetismo che alcuni materiali mostrano solo in
presenza di campi magnetici, e si manifesta con una magnetizzazione avente stessa
direzione e verso di quella associata al campo esterno applicato al materiale
paramagnetico stesso.
I materiali paramagnetici sono caratterizzati a livello atomico da dipoli magnetici che si
allineano con il campo magnetico applicato, venendone debolmente attratti.
Allineamento dei singoli dipoli magnetici in presenza di un intenso campo magnetico.
Materiali:
Reagenti:
Becker vari
Piastra e ancorina
magnetica
Imbuto Büchner
Beuta codata
Bacchette di vetro
Pompa da vuoto
Cilindro graduato da 5 ml
Cilindro da 50 ml
Buretta con sostegni
FeSO4 ∙7H2O
FeCl3 ∙6H2O
HCl 37%
NH3 concentrata (33%)
Tetrametilammonio idrossido
Filtro Büchner montato
su una beuta codata
collegata ad una pompa
da vuoto
L'idrossido di tetrametilammonio (TMAH o
TMAOH) è un sale di ammonio quaternario. È
usato come surfattante nella preparazione del
ferrofluido, per prevenire l'agglomerazione.
Preparare:
•
•
•
una soluzione di HCl 2M
una soluzione ottenuta sciogliendo 0.56 g di FeSO4 ∙7H2O in 1 ml di HCl 2M
una soluzione ottenuta sciogliendo 1.08 g di FeCl3 ∙6H2O in 4 ml di HCl 2M
Unire le due soluzioni preparate ed agitare a temperatura ambiente in un beker.
1. Prelevare 3.3 ml di NH3 concentrata (33%) e portarla in soluzione con 50 ml di H2O demi.
2. Versare la soluzione in una buretta (chiudere la cima della buretta con parafilm per evitare
l’evaporazione di NH3) e sgocciolarla sotto cappa bel becker con la soluzione di sali di ferro in un
tempo compreso fra 5 e 10 minuti.
3. Dopo un minuto svuotare il becker facendo attenzione a non perdere solido.
4. Aggiungere H2O, mescolare e filtrare.
5. Recuperare il solido con una bacchettina di vetro e porlo su un vetro da orologio,
aggiungendo una-due gocce di tetrametilammonio idrossido.
6. Mescolare con cautela e porre il magnete sotto il vetro per osservare il comportamento del
ferrofluido.
Si osserva la formazione di una sequenza regolare di increspature secondo le linee di campo
del campo magnetico.
•
Registrare un’immagine TEM
•
Aprire con il programma Image J e misurare circa 100 diametri
•
Importare il file in Origin e "fittare" con una Gaussiana o una LogNorm
•
Importare il file in Excel e calcolare la media dei risultati ottenuti
•
Confrontare i risultati con gli altri gruppi che hanno lo stesso batch.
0,6
0,5
0,4
0,3
Serie1
0,2
0,1
0
0
2
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20 Marzo 2014 – Fluidi non newtoniani
Un fluido è un particolare stato della materia che comprende liquido, aeriforme e
plasma. Le caratteristiche che accomunano i fluidi classici o «newtoniani» sono
varie: non hanno forma propria, possono essere o meno comprimibili (gas si,
liquidi no), hanno viscosità assegnata.
Sforzo di taglio
𝜎 = 𝑭/𝐴
Gradiente di velocità
𝛻𝒗 =
𝛿𝒗
𝛿𝒓
Lo sforzo di taglio è proporzionale al
gradiente di velocità mediante la
viscosità (h)
𝜎𝑥𝑦 = −𝜂
PROGETTO LAUREE SCIENTIFICHEMAURO PERFETTI
𝛿𝑣𝑥
𝛿𝑟𝑦
Nei fluidi newtoniani la
viscosità è una costante. Il
fluido con un profilo di
viscosità come quello rosso
in figura (alto coefficiente
angolare) ha elevato valore
di viscosità h1 ed è quindi
un fluido viscoso perché,
seppure con grandi sforzi,
si riesce a generare solo un
piccolo
gradiente
di
velocità.
PROGETTO LAUREE SCIENTIFICHEMAURO PERFETTI
Fluidi non newtoniani
s
La viscosità può cambiare con:
• Temperatura
• Intensità dello sforzo
• Tempo di applicazione dello
sforzo
dv/dr
PROGETTO LAUREE SCIENTIFICHEMAURO PERFETTI
1. MAIZENA
Mescolare una certa quantità di amido di mais (a partire da 0.5 g in su, con passo di
0.5 g) in 10 ml di H2O, facendo attenzione a far assumere al fluido un aspetto
omogeneo, evitando che rimanga solido non sciolto.
Testare il comportamento visco-elastico del fluido, mescolando più o meno
velocemente.
Versare il fluido in un refrigerante a spirale fissato ad un sostegno, cronometrando il
tempo in cui il fluido scorre. Ripetere tre volte la misura, fare la media.
(Dopo ogni misura lavare il refrigerante con acetone e farlo asciugare con un flusso di aria compressa).
Il tempo iniziale è l’istante in cui il fluido
tocca il refrigerante
L’istante finale è quello in cui la prima
goccia arriva nel beker di raccolta
2. SLIME
Materiali:
Reagenti:
Spatoline
piastra di Petri
bacchetta di vetro
PVA (Polivinilalcol)
(CH2-CH2)x[CH2CH(OH)]y
Borace
Colorante alimentare
Preparare:
•
•
10 ml di una soluzione al 4% in peso
di PVA in acqua;
10 ml di una soluzione di borace al
4% in peso in acqua ed aggiungere
qualche goccia di colorante a scelta
Portare la soluzione di PVA ad alta
temperatura (80-90°C) aggiungendo a
10 ml di H2O il PVA in piccole quantità in
modo da ottenere una soluzione
omogenea.
Unire le soluzioni ottenute e mescolare
con la bacchetta di vetro.
Testare il comportamento del
fluido visco-elastico, sotto
sforzo, sia tirandolo che
mescolandolo.
27 Marzo 2014 - LUMINESCENZA
La materia è in grado di interagire con la luce in vari modi. La luminescenza è un
fenomeno fisico che consiste nell'emissione di fotoni di luce visibile o invisibile
da parte di materiali eccitati da cause diverse dall'aumento di temperatura.
La luminescenza nasce dalla proprietà di alcuni materiali di assorbire quantità
discrete di energia, successivamente restituita sotto forma di fotoni di energia
inferiore.
Dal punto di vista della meccanica quantistica questo fenomeno può essere
spiegato considerando l'eccitazione ad uno stato energetico più alto, seguito dal
ritorno a uno o più stati di energia inferiore, con conseguente riemissione di
fotoni. La radiazione emergente risulta essere meno energetica, quindi
caratterizzata da una lunghezza d'onda maggiore.
Comprende i fenomeni della fluorescenza (decadimento istantaneo) e della
fosforescenza (decadimento che continua anche dopo aver cessato di irradiare il
campione).
Fluorescenza
La fluorescenza è la proprietà di alcune sostanze di riemettere, nella maggior parte dei
casi a lunghezza d'onda maggiore e quindi a energia minore, le radiazioni
elettromagnetiche ricevute, in particolare di assorbire radiazioni nell'ultravioletto ed
emetterla nel visibile. Un esempio di questo processo lo vediamo in tutti i materiali che
contengono pigmenti fluorescenti, come ad esempio nell'inchiostro degli evidenziatori e
vernici fluorescenti.
Una radiazione incidente (es. raggi ultravioletti) eccita gli atomi della sostanza fluorescente,
promuovendo un elettrone a un livello energetico (orbitale) più "esterno". Entro poche decine di
nanosecondi, l'elettrone eccitato torna al livello precedente in due o più fasi, passando cioè per uno
o più stati eccitati a energia intermedia. Tutti i decadimenti tranne uno sono, di solito, non radiativi;
mentre l'ultimo emette luce a lunghezza d'onda maggiore rispetto alla radiazione incidente (non
necessariamente nello spettro visibile): questa luce è detta "fluorescenza".
Fluorescenza della fluorite
Batterio fluorescente (E.coli)
In un mortaio pestare finemente
0.25 g di MgCl2∙6H2O e aggiungere
una punta di spatola di SnCl2,
continuando a pestare.
1. Verificare che MgCl2∙6H2O e SnCl2 non
fluorescono sotto la luce UV.
MgCl2∙6H2O sotto la luce UV
2. Illuminare con la lampada UV:
La fluorescenza che si osserva dopo aver pestato insieme MgCl2∙6H2O e SnCl2 è dovuta al
fatto che alcuni ioni Sn²⁺ vengono inglobati nel reticolo del cloruro di magnesio e
originano delle distorsioni che rendono la sostanza in grado di assorbire luce UV.
Fotochimica
La fotoluminescenza è un processo in cui una sostanza assorbe o emette radiazioni
luminose di una certa energia e questo significa che all’interno delle molecole
avvengono delle trasformazioni (transizioni elettroniche) che corrispondono
all’energia assorbita (o emessa).
Nei processi fotochimici avviene una trasformazione di energia luminosa in energia
chimica (energia interna del composto chimico). Legge di Grotthus-Drape.
La reazione fotoindotta più nota è la fotosintesi clorofilliana, un processo chimico
grazie al quale le piante verdi e altri organismi producono sostanze organiche
principalmente carboidrati, a partire dall'anidride carbonica atmosferica e dall’acqua
metabolica, in presenza di luce solare.
Durante la fotosintesi, con la mediazione della clorofilla, la luce solare permette di
convertire sei molecole di CO2 e sei molecole d'H2O in una molecola di glucosio
(C6H12O6), zucchero fondamentale per la vita. Come sottoprodotto della reazione si
producono sei molecole di ossigeno, che la pianta libera nell'atmosfera attraverso gli
stomi fogliari.
Preparare:
5ml di una soluzione 3M di H2SO4
Prelevare 1.3 ml di una soluzione di tionina 10⁻³M ed
aggiungere 75 ml di H2O e 1.3 ml di una soluzione 3M di
H2SO4
tionina
Aggiungere 0.36 mmol di FeSO4∙7H2O e agitare sulla
piastra fino alla completa dissoluzione del sale.
Porre la beuta sotto la luce del sole ed osservare la colorazione, poi riportare la
soluzione all’ombra.
Decolorazione della soluzione in presenza di luce solare
Ritorno
alla
forma
ossidata, allontanando la
soluzione dalla fonte di
luce.
La tionina è una molecola organica che cambia colore a seconda del grado di
protonazione, e può esistere in due forme, una ossidata di colore porpora e una
ridotta incolore. Quando un agente riducente come lo ione ferroso è aggiunto ad
una soluzione acida di tionina, , in presenza di un catalizzatore (luce solare),
questa molecola accetta 2 protoni (ioni H⁺) e 2 elettroni, riducendosi nella forma
protonata incolore:
Tionina + 2H⁺ + 2Fe²⁺ → Tionina H2 + 2Fe³⁺
Si tratta di una reazione fotochimica reversibile,
catalizzata dalla luce
Chemiluminescenza
La chemiluminescenza è l'emissione di radiazione elettromagnetica (in particolare nel
visibile e nel vicino infrarosso) che può accompagnare una reazione chimica.
Considerando una reazione tra i reagenti A e B a dare il prodotto
A + B → P* → P + hν
La reazione porta al prodotto P in uno stato eccitato ed il decadimento allo stato
fondamentale non porta alla formazione di calore ma di un fotone (hν). È quindi
necessario che i meccanismi di decadimento radiativo siano più competitivi rispetto a
quelli non radiativi.
Quando il fenomeno si
verifica
in
sistemi
biologici, ad esempio
nelle lucciole, si parla
di bioluminescenza. In
questi casi le reazioni
sono catalizzate da
enzimi (luciferasi).
Lampade chemiluminescenti
Un esempio di reazione che porta a chemiluminescenza è quella del luminolo con il
perossido di idrogeno ed un catalizzatore metallico.
Il luminol, (nome IUPAC 5-ammino-2,3-diidro-1,4-ftalazindione) è un composto
chimico utilizzato dalla Polizia Scientifica per rilevare tracce di sangue (anche il ferro
contenuto nell' emoglobina catalizza la reazione del luminolo), dai biologi per la
ricerca di rame, ferro e cianuro e dai biochimici per permettere l'identificazione di
specifiche proteine separate da elettroforesi.
È una sostanza molto versatile che, mischiata con un appropriato agente ossidante,
esibisce una chemiluminescenza bluastra. È un solido cristallino bianco o
leggermente giallino solubile in acqua e nella maggior parte dei solventi organici
anche di uso comune.
Chemiluminescenza della reazione
del luminolo con acqua ossigenata
catalizzata da ioni Fe³⁺
Preparare:
50ml di una soluzione acquosa
sciogliendo 2.5∙10⁻³ mol di NaOH e
1.9∙10⁻⁴ mol di luminolo.
Agitare ed aggiungere alcune gocce di
soluzione di indicatore (diverso per ogni
gruppo)
Indicatori
Per esibire la sua luminescenza, il Luminol deve prima essere attivato con un ossidante.
Solitamente, una soluzione di perossido di idrogeno H2O2 ed un sale basico in acqua sono
usati come attivatori.
In presenza di catalizzatori come i composti del ferro, il
perossido di idrogeno si decompone in acqua e ossigeno:
2H2O2 → O2 + 2 H2O
Nella pratica di laboratorio il catalizzatore più usato è il
ferrocianuro di potassio.
Preparare:
25ml di una soluzione 0.06M di K₃[Fe(CN)₆]
ed aggiungere 2.5ml di H₂O2 al 3%
Aggiungere gli
indicatori alle
soluzioni
fluoresceina
metilarancio
alizarina
Al buio
Quando il Luminol reagisce con un sale basico si forma un dianione che reagisce
con l'ossigeno prodotto dalla decomposizione del perossido. Il prodotto di questa
reazione è un perossido organico molto instabile che decompone
immediatamente, con perdita di azoto, per formare acido 5-amminiftalico con
elettroni in uno stato eccitato. Tornando allo stato fondamentale, l'eccesso di
energia è liberato come fotone, visibile come una luce blu.
Durante i laboratori sono state adottate
tutte le norme di sicurezza del caso:
camice, occhiali, guanti di protezione, uso
delle cappe aspiranti…..
e corretto smaltimento di tutti i materiali.
COORDINATORE PLS-AREA CHIMICA FIRENZE
Prof.ssa Claudia Giorgi – Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff”
Università degli Studi di Firenze
Dott. Mauro Perfetti – Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” LA.M.M. – UNIFI
Classe 3C
Gianluca Peri
Classe 4B
Chiara Cabras
Giovanni DeLauri
Caterina Grassi
Aurora Mannini
Alessandra Palazzo
Claudio Santini
Lorenzo Stefani
Classe 4C
Classe 4D
Simone Algerini
Elena Uttummi
Rebecca Cimani
Luca Vladimir Di Marco
Lucrezia Giotti Matricardi
Benedetta Lamperi
Parnia Mirblook
Elia Morozzi
Andrea Pinzauti
Daniele Zilio
Prof.ssa Sandra Focardi – I.S.I.S. “A.M.Enriques Agnoletti” Sesto Fiorentino