Gazzettino 25-06-2011

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> S E T T I M A N A L E IDG
di Giarre
ANNO XXXI • N. 22 • GIARRE, SABATO 25 GIUGNO 2011 • € 1,00 • A DIFFUSIONE REGIONALE • SPED. IN A.P.
ART. 2 COMMA 20/B LEGGE 662/96 FIL. DI CATANIA • PUBBL. INF. 45% • www.gazzettinodigiarre.it
> Una scelta che ha già diviso
> Lettera aperta alle coscienze
Belpasso: mentre in Consiglio Comunale
si dibatte la questione autonomia di Piano
Tavola i favorevoli vanno avanti
> a pag. 5
Scatta l’allarme sul fronte del randagismo
e dell’abbandono per la stagione estiva.
L’Enpa richiama gli Enti pubblici
> a pag. 6
Diario di un’automobilista arrabbiata...
N
ei giorni appena trascorsi ho realizzato quanto
fossi immensamente più
felice e spensierata
quando, in tempi non
molto lontani, me ne andavo in giro per il paesello, con aria un
po’ svagata e sognante, con l’ausilio dell’unico mezzo che avevo a disposizione: i
miei piedi. Camminare, signori miei, è
un’attività che consiglio a tutti per il suo
potere tonificante del corpo, distensivo
del sistema nervoso, potenziante della
mente e contemplativo dei sensi.
Ben presto, però, mi trovai a dover fare i conti con il mondo degli adulti, scandito e dominato da ritmi elevati e indifferenza diffusa, per cui mi vidi costretta ad
acquistare un’automobile. Pensavo che
questo oggetto avrebbe cambiato la mia
vita in meglio, che mi avrebbe reso più libera, indipendente, forte e, invece, con
mio estremo rammarico e con una nota di
sorpresa, mi resi subito conto che, ahimé,
avrebbe complicato di molto la mia già
travagliata esistenza. Purtroppo, la storia
ci insegna che il progresso porta con sé
inevitabili conseguenze e, dunque, se è
pur vero che alcune cose costituiscono
una preziosa conquista, c’è sempre un
prezzo da pagare. Capii, infatti, che, ai
miei occhi, le nostre amate città non sarebbero state più le stesse e quasi immediatamente mi apparverò tutte le “mostruosità” con cui ogni giorno siamo costretti a confrontarci (scontrarci): buche,
segnaletiche inesistenti, scarsa informazione, nervosismi e presunzioni varie. Per
intenderci, ho il piacere di raccontarvi
qualcosa a dimostrazione di come il semplice acquisto di un’automobile mi abbia
spinto a cambiare prospettiva ponendomi
in maniera critica, forse troppo, al cospetto delle questioni cittadine.
Sabato scorso ho deciso coscientemente di andare al mare per la prima volta
quest’anno e, impugnata l’automobile,
sono partita alla volta della tanto agognata spiaggia ma, con mio grande disappunto, ho percorso la lunghissima via del mare che, nel frattempo, era stata completamente ridipinta di blu. Ebbene, anche a
Fondachello, dopo Giarre, sono comparse
numerose strisce blu. Mi sono imposta di
non credere al fatto che il ricavato fosse
un barbaro espediente per rimpinguare le
casse del Comune e ho cominciato a vagliare le possibili spiegazioni di quale potesse essere il reale motivo per tale oscenità arrivando ad ipotizzare che, in realtà,
la cosa costituisse un disincentivo per tutte quelle famigliole che d’estate prendono
letteralmente d’assalto il nostro litorale,
soggiornandovi per settimane da una parte ,e dall’altra un modo per raccogliere
fondi da destinare al miglioramento dei
servizi delle nostre spiagge. Tuttavia, mi
è bastato poco per realizzare che la gente
poco rispettosa c’era ancora e di servizi
neanche l’ombra. Tornata a casa, leggo su
un noto Social Network che non ero stata
l’unica ad indignarmi ma che altri come
me avevano provato rabbia e che, addirit-
tura, si erano mossi per sottoporre la questione direttamente al Sindaco e ai mezzi
di comunicazione locali.
Due giorni dopo, necessitando di usufruire delle Poste Italiane ripostesi, ho ancora una volta impugnato la mia preziosa
automobile e, arrivata a destinazione, mi
accorgo che la strada in cui solitamente
parcheggiavo era insolitamente vuota e
questo perché era stata chiusa con un’alquanto artistica ed evoluta struttura costituita da due paletti e una catena, abbastanza, comunque, per impedire la sosta e
obbligare sostanzialmente al parcheggio
a pagamento. Indignata doppiamente, in
seguito, ho notato con sollievo che la catena non impediva più il parcheggio, convincendomi così che la chiusura in precedenza fosse stata disposta per una qualche
ragione di cui probabilmente non avevo
notizia.
Il martedì successivo ho sperimentato
quanto disagio possa arrecare la scarsa
presenza di segnaletiche stradali, la discutibile capacità di gestire situazioni impreviste critiche e i nervosismi di cui parlavo prima. In ordine, rispettivamente, ho
prima vagabondato per i paesi etnei nella
speranza che un cartello potesse fornirmi
indicazione chiara e puntuale della via da
seguire per poi finire bloccata in autostrada per ben quattro ore in balia dell’isterismo collettivo, in parte giustificato dalla
calura dei 40° all’ombra (inesistente, ovviamente in autostrada).
Ultimo in ordine di tempo, il mio tentativo, del tutto vano, di mercoledì nel
cercare di raggiungere Giardini Naxos.
Questa volta ho sperimentato la mancanza d’informazione e di assistenza: non
avevo idea, infatti, che si stesse svolgendo una corsa ciclistica, la quale avesse come percorso designato la Strada Statale
118, importantissima arteria di comunicazione della nostra area e tuttavia, facendo
ammenda del fatto che non fossi completamente a conoscenza dell’avvenimento
per mia disinformazione personale (ammesso che fosse stato pubblicizzato a sufficienza), sono rimasta in balia del flusso
di traffico per ore perché nessun vigile,
carabiniere o altra forza era in grado di
segnalarmi una via alternativa. Giusto per
dovere di cronaca, sono tornata nella mia
modesta dimora senza mai aver raggiunto
la meta stabilita.
Dunque, signori miei, per ricapitolare, in questi ultimi giorni ho preso coscienza delle strisce blu, della scarsa segnalazione, dell’incompetenza nel gestire
le situazioni impreviste, dell’incapacità di
fornire informazioni utili al cittadino, della follia dei guidatori e delle immancabili
buche a cui ormai sono quasi affezionata,
tanto da giocare ad evitarle con soddisfazione. Potrei aggiungere altre questioni
come il cantiere sul lungomare Edoardo
Pantano che, a mio avviso, ci riserverà in
futuro altro prezioso materiale ma per ora
mi fermo qui, soddisfatta di aver condiviso con voi la mie vicissitudini da automobilista arrabbiata.
Patrizia D’Agostino
Riceviamo
e pubblichiamo
In riferimento alla lettera
pubblicata sul Gazzettino,
dopo l’aggressione subita
dal Primo cittadino di Riposto, Carmelo Spitaleri,
lo stesso Sindaco
ha inviato un suo commento
Sono lieto di leggere indignazione tra le
parole di un cittadino disgustato di fronte alla
pochezza e alla misera abitudine di fare promesse in campagna elettorale. Certo, nessuna promessa mancata e nessun atto, giustifica violenza ma comprendo e condivido la riflessione del lettore alla luce di un contesto
difficile, soprattutto nel Meridione, sotto il profilo lavorativo. Un quadro che, spesso, diventa scenario di crisi, scandito da toni altissimi e
condizioni di degrado alle quali, non di rado,
le istituzioni, difficilmente, riescono a far fronte. Va, tuttavia, sottolineato come la posizione di un primo cittadino è estremamente delicata. Spesso, il ruolo di sindaco confonde
giudizi nell’attribuire doveri a chi possiede le
chiavi della città, chiavi che vengono consegnate dalla maggioranza dei cittadini, democraticamente. E questo vale la pena sottolinearlo. Perché un’elezione è sempre espressione di libertà e democrazia. Una democrazia che, a posteriori, non si estrinseca certo
nel clientelismo, piuttosto, passa attraverso la
ricerca di strumenti atti a sviluppare le condizioni socio economiche di un paese e non
può essere il sindaco, da solo, ad affrontare il
nodo lavoro.
Essere sindaco vuol dire, spesso, trovarsi
ad ascoltare la disperazione della gente, della sua gente. È difficile, come è difficile dover
affrontare i paventati licenziamenti previsti
per settembre al centro commerciale Conforama ma questi lavoratori non saranno soli.
Difficile come ascoltare i tanti ragazzi che,
malgrado una laurea, non trovano che solu-
Carmelo Spidaleri
Sindaco di Riposto
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N. 2 2 • sa bato 2 5 giugno 2011
giarre e hinterland
di Giarre
Se questo è solo l’inizio…
Il sorriso di
una donna vera
Pessima “prova costume” per l’intasamento dello svincolo autostradale di Giarre.
Su quello di Mascali solo un assordante silenzio
Passano i minuti, le ore,
anche gli anni…
ma il sorriso di una donna vera
e delicata rimane sempre.
Grazie alla forza che hai dentro,
le stelle all’alba non vanno via,
rimangono con te.
La luce è più grande
del buio della notte…
e con la tua sincerità
il mondo sembra più bello.
A
rriva ufficialmente
l’estate, scatta il primo “esodo” verso le
spiagge e, puntualmente, Giarre, Riposto, Mascali si ritrovano, per alcune interminabili ore,
strette in una morsa di lamiera, inquinamento, nervosismo alle stelle e, allo
stesso tempo, nella totale impossibilità di avere una normale, civile, viabilità. Ma è normale tutto ciò?
«Normale non è – risponde il
Consigliere provinciale Salvo Patané
– ma, oramai, i cittadini di Giarre vivono l’arrivo dell’estate come una
condanna biblica. A pesare è il collo
di bottiglia del traffico a Trepunti, il
successivo attraversamento per ben
quattro chilometri del nucleo urbano
giarrese fino a Santa Maria La Strada
e l’inagibilità totale della dorsale cittadina che impedisce commercio, servizi e socialità: in una parola, un inferno. Tutto ciò avviene da almeno
dieci anni nei mesi estivi da e per le
spiagge di Mascali e Fiumefreddo».
- Più volte è stata sentita la necessità di un ripensamento della
grande viabilità su Giarre. Eppure
siamo ancora fermi…
«Allontanatasi per ragioni non
solo di costi, la prospettiva di una variante alla SS 114, il Piano Territoriale Provinciale (che il Consiglio ha
già cominciato a discutere) prevede
un nuovo svincolo autostradale a Mascali. Il progetto infrastrutturale, che
considero come quello più urgente
dell’intera area ionica, è inserito nel
Piano Triennale delle Opere pubbliche della Provincia e di quello del
Consorzio per le autostrade siciliane,
ma occorre - cosa indispensabile quella che comunemente chiamiamo
“volontà politica”».
- Quali segnali sono arrivati dagli Enti pubblici interessati al progetto?
«Da anni sollecito la presa in carico della vicenda al Presidente Castiglione, al Consorzio e ai Comuni
interessati Giarre, Mascali e Riposto.
Solo qualche balbettio di timido as-
senso, ma nessuno dei tre Sindaci ha
ritenuto di farne un punto programmatico fondamentale, per il quale impegnare energie, risorse, conoscenze
e sussidiarietà della buona politica. Il
Comune di Mascali, anni addietro, ha
ceduto alla Provincia il progetto preliminare e il sindaco Monforte si è
sempre dichiarato sostenitore dell’iniziativa. Occorre però molto di
più: inserire con priorità nell’agenda
della programmazione provinciale la
realizzazione, anche per stralci funzionali, del nuovo svincolo».
- Anche altri progetti, senza una
forte volontà, si sono arenati…
«Se non si passa dalle buone
enunciazioni ai programmi costruttivi
sostenendo il progetto alla Regione e
al Governo centrale, finirà esattamente come per l’Ospedale, la Serit,
l’Agenzia delle entrate e il temuto depotenziamento del Tribunale. Un
inarrestabile declino al quale nessuno
ha saputo o voluto opporsi con vera
determinazione. Siano i Sindaci gli
artefici di un progetto di scala territoriale; chiedano, non contributi
ma pretendano, dalle istituzioni sovraordinate, vere opere utili e di qualità, come un nuovo svincolo autostradale a Mascali. Può cominciare da
qui la svolta che, da anni, le nostre
Comunità attendono».
Elisa Torrisi
L’intervento
Tagli al trasporto ferroviario e le disattenzioni della politica che penalizzano la Sicilia
Il 12 giugno scorso è stato compiuto l’ennesimo
atto di sciacallaggio nei confronti della Sicilia e dei
Siciliani, da parte di Trenitalia, con l’ulteriore taglio
di vetture ai treni della lunga percorrenza che vanno
dalla Sicilia al centro-nord e del continuo ridimensionamento che prevede la chiusura di depositi, di
officine e di uffici. La Lega, per bocca del ministro
Maroni, chiede la TAV (trasporto alta velocità) a
tutta forza per il centro-nord, mentre alla politica siciliana bastano i lanci di stampa dove si promettono
investimenti per infrastrutture che resteranno una
chimera o solo, come sempre, fiumi di parole e di
inchiostro.
In considerazione di queste ultime penalizzazioni, che Trenitalia ed il Governo hanno affibbiato alla Sicilia, debbo ancora una volta constatare che,
anche in questo caso, la classe politica siciliana ha
fatto finta di nulla, come se queste ulteriori penalizzazioni non comportino alcun danno, secondo me
enorme, allo sviluppo economico, sociale e turistico
della Sicilia. Volendo mettere da parte queste grandi cose: progettazioni, infrastrutture, finanziamenti;
la politica che ci rappresenta non è stata in grado a
tutt’oggi a far valere e rispettare i diritti dei siciliani,
che proprio il D.L.vo 422/97 ci assegna in materia
di trasporto pubblico.
Da qualche anno, la Regione Siciliana, visto già
l’avvenuto passaggio delle competenze tra Stato e
Regione, aspetta che i ministri Tremonti e Matteoli
appongano la firma sul documento di trasferimento
delle risorse dovute, che ammontano a 111.535.920
milioni di euro, dei 120 milioni iniziali, e che sanciscono, in maniera definitiv,a l’accordo per il trasporto pubblico ferroviario tra Stato-Regione. Queste sono le somme che il governo ha destinato alla
Sicilia per attuare e sottoscrivere il tanto famigerato
Contratto di servizio, ancora ad oggi ad un nulla di
fatto, mentre già nelle altre regioni è operativo da
circa due anni.
Alla luce di questi fatti, che denotano lo scarso
peso politico o interesse di chi ci rappresenta nel governo nazionale, è lecito chiedersi cosa hanno fatto
e cosa stanno facendo deputati e senatori siciliani in
tutta questa penosa vicenda, che vede la Sicilia sem-
pre più danneggiata in quello che dovrebbe essere il
settore trainante, “trasporti e infrastrutture”, per migliorare lo sviluppo isolano in tutti i suoi settori e
per cercare, almeno, di ridurre quell’enorme gap infrastrutturale che ci divide dal nord. Perché i nostri
politici non attuano le strategie di “ricatto politico”,
per ottenere ciò che ci spetta cosi come agisce la Lega?
Sono convinto che una forte presa di coscienza
e di posizione, da parte di tutti i politici siciliani a
Roma, sia “condicio sine qua non” per far fare marcia indietro ad un governo nazionale che non tiene
in debita considerazione i bisogni primari della nostra Regione al pari delle altre, tenuto conto che anche i siciliani partecipano al pagamento di tasse e
tributi di un’Italia che va a più velocità e che non
tiene conto dell’eguaglianza dei diritti di tutti i cittadini.
S
A putia di Don Angilu du 68 a Giarre
cipanti, rimanevano franchi dal gioco
in tre, perché quelli che giocavano erano sempre quattro. In questo ultimo caso vi era il Padrone, il Sotto e “u Secunnu megghiu”. Nel Padrone e Sotto
vi erano delle precise regole da rispettare e chi sbagliava doveva di nuovo
pagare la quantità di vino messo in gioco e si ricominciava daccapo. Il padrone aveva facoltà di bere anche tutto il
vino, salvo l’obbligo di lasciare “a sustanza” per il Sotto che consisteva nel
mettere in un bicchiere “vergine”, tan-
Appuntamento
Convegno del “Centro Ufologico Siciliano”
Venerdì prossimo 1 luglio, con inizio alle ore 18.00, avrà
luogo il consueto convegno annuale del “Centro Ufologico
Siciliano”, diretto dal presidente Salvatore Giusa. I lavori si
svolgeranno presso il rinomato ritrovo “L’Ostello” del lungomare di Riposto ed avranno per tema: “Ufo: cade il muro di
segretezza”.
Oltre all’organizzatore Salvatore Giusa interverranno il
giornalista Roberto La Paglia ed i ricercatori di ufologia Oliviero Mannucci e Nuccio Lisi. Nel corso dell’incontro, che è
ad ingresso libero, verranno proiettati i migliori filmati di avvistamenti ufo ripresi dallo spazio.
Continua da pag. 1
zioni di ripiego e come tanti altri che non trovano neppure un
ripiego temporaneo. Continuiamo ad attenzionare la situazione gestionale del nuovo bacino per sbloccarla; ottenere i
fondi stanziati e andare avanti con l’opera di ripristino dei
pontili danneggiati. Risollevare un’economia vuol dire anche
puntare sul turismo e offrire un futuro ma, è difficile, perché
la speranza e gli sforzi rimangono incastrati, non di rado, tra
le maglie della politica o della burocrazia.
Sono lieto – lo ribadisco – di leggere indignazione, perché sinonimo di dignità e libertà da parte di un cittadino che
sottolinea il suo diritto al rispetto. Perché il rispetto dell’individuo, spesso, viene sporcato da compromessi biechi che
trovano spiragli tra le pieghe della disperazione e tra gli
sguardi arroganti di chi, assetato di potere, si serve della miseria come arma di rivincita sociale. L’aggressione che ho
subito è un gesto vile come qualsiasi forma di violenza ma è
ancor più vile chi fa, delle proprie ambizioni, – e sono d’accordo con il lettore e autore della lettera – un terreno di
scambio che diventa un vicolo cieco dove si infrange qualsiasi desidero di dignità. E questo vale non solo in politica
ma in qualsiasi tessuto sociale che rimanga impigliato tra le
brame dell’ambizione.
Carmelo Spitaleri
Sindaco di Riposto
> S E T T I M A N A L E IDG
Giosuè Malaponti
Coordinatore Comitato Pendolari Siciliani
Frammenti di memoria
pesso di qualche persona
si conosceva solo u nciuriu e non il cognome! I
“nciuri” non erano infatti
tutti benevoli o neutri: ve
ne erano di maliziosi oppure di veramente offensivi, come abbiamo visto sopra citando “u porcu” e
“u latru”, cui possiamo aggiungere
“Affijnu u nzunzatu” ovvero “Alfio lo
sporcaccione”.
Vi erano tanti altri avventori che
ricordo fisicamente ma dei quali non
ricordo i nomi. Tra tutti questi, ne ricordo due che, in modi diversi, cercavano di barare al gioco, uno era il fratello di Isidoro Fresta che veniva di rado, ma le poche volte che arrivava lui
la rissa era assicurata, e Vincenzo Coppola che quando perdeva, dichiarava
dei punti in più, provocando infinite
discussioni. Tanto che poi, ad un certo
punto, la comitiva cercava di evitarlo.
Le regole del “padrone e sotto”
prevedevano che se i giocatori fossero
stati quattro, Padrone e Sotto risultassero compagni nel gioco, a prescindere
poi dal fatto che fossero amici anche
nel bere. In presenza di cinque giocatori, il padrone era “franco”, cioè non
giocava ma comandava il vino, i quattro giocatori, sempre a sorte, con la
carte, stabilivano i compagni nel gioco. In caso di partite con sei giocatori,
rimanevano “franchi” sia il Padrone
che il Sotto; in presenza di sette parte-
Vito Cutuli
to di vino quanto bastava a coprire una
moneta da un soldo. Oppure al Sotto si
poteva offrire “a sustanza” nella fossetta che si forma sul dorso della mano,
stendendola, tra il pollice e l’indice.
Ciò accadeva quando il Padrone ed il
Sotto non erano concordi e quindi il
Padrone scherniva in tal modo il suo
Sotto. In questo caso la sostanza veniva sdegnosamente rifiutata dal Sotto.
Quando padrone e sotto erano d’accordo, tutto filava liscio, a volte, specie “a
prima sete”, e quando il vino era mezzo litro, Padrone e Sotto si riempivano
i bicchieri (che erano di un quarto di litro) e li tracannavano, lasciando a bocca asciutta tutto il resto della comitiva,
che già cominciava a meditare alcoliche vendette, sperando che nella successiva partita il Padrone o il Sotto fossero loro o qualche amico. Speranze
spesso vane perché, come suol dirsi
dalle nostre parti, le carte sono “quaranta bestii ca caminunu a panza sutta”
ovvero quaranta animali che strisciano
senza guardare nessuno in faccia e senza regole statistiche. Ma specie quando
si era in sette e il vino era un litro, si
doveva scendere a compromessi con
gli avversari
Il padrone, come prima detto, poteva bere anche tutto il vino. Ma doveva avere il permesso del sotto per poterlo “uscire”, ovvero offrirlo a qualcuno della partita. In questo caso si rivolgeva al Sotto con la formula d’obbligo:
“d’accordu sta vippita ppi Affiu Raitanu” ovvero “Sei d’accordo per offrire
questa bevuta ad Alfio Reitano?” Se il
padrone dimenticava di mettere la parola regolamentare “d’accordu”, la
“bevuta”, diventava automaticamente
di proprietà del Sotto, che la reclamava
e poteva disporne a suo piacimento.
Ma diciamo che la dimenticanza era un
caso raro e che, alle varie richieste del
padrone, corrispondeva la risposta del
sotto che incalzava “d’accordu si mi ni
duni nautru tanto a mia, libiru”, ovvero
sono d’accordo se me ne dai altrettanto
libero di berlo o di offrirlo. Accadeva
talvolta che il Sotto, facesse il furbo e
alla domanda del padrone che offriva
la bibita ad uno della compagnia, rispondeva: “ppi mmia va beni”. Cosicchè a volte il padrone cadeva nel trabocchetto tesogli dal Sotto. Infatti, il
“pi mia va bene” non significava non
avere obiezioni, bensì “va bene per
me” ovvero lo bevo io. A questo punto
il padrone, caduto nella trappola del
sotto, doveva cedere “la vippita” a
questo che ne disponeva a suo piacimento. Il gioco, proprio per le sue formule basate sul divertente inganno da
taverna e a causa degli effetti del vino,
spesso trascendeva ed il primo effetto
era quello della formazione di gruppi
fortemente ostili tra di loro.
Leonardo Di Bella
(4 - continua)
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> S E T T I M A N A L E IDG
caleidoscopio
di Giarre
E Crispi decretò lo stato d’assedio
L’
atteggiamento tenuto da Giolitti
nei confronti del
movimento dei
Fasci non accontentava neanche
la classe abbiente, che criticava sia la
sua riluttanza a ricorrere ad un decreto
di scioglimento dei sodalizi sia la disposizione data alle truppe di non usare le armi da fuoco contro i dimostranti. Caduto Giolitti, vennero meno quei
freni da lui posti alla repressione del
movimento e, durante la crisi ministeriale che seguì le sue dimissioni, iniziarono a verificarsi gli eccidi delle
masse popolari siciliane. La serie di
massacri iniziò a Giardinello, il 10 dicembre, e continuò sotto il nuovo Governo dell’ex-siciliano Crispi fino alla
proclamazione dello stato d’assedio,
avvenuta il 4 gennaio 1894.
«A Giardinello – riporta lo storico,
Salvatore Francesco Romano –, il 10
dicembre una dimostrazione contro le
tasse e contro la condotta del Sindaco
si concluse con 11 morti e numerosi
feriti. Il 17 a Monreale una dimostrazione contro i dazi fu repressa con le
armi e si ebbero numerosi feriti; il 25
dicembre, a Lercara una dimostrazione contro le tasse fu repressa lasciando sul campo 11 morti e numerosi feriti. A Pietraperzia il 1° gennaio
un’altra dimostrazione contro le tasse
costò 8 morti e 15 feriti. Lo stesso
giorno a Gibellina ci furono 20 morti
e numerosi feriti. Il 2 gennaio a Belmonte Mezzagno, 2 morti ed il 3 a Marineo 18 morti e molti feriti. Due giorni dopo a Santa Caterina si ebbero 13
morti e numerosi feriti».
Secondo il calcolo di Napoleone
Colajanni, i dimostranti uccisi furono
non meno di 92, mentre tra le truppe vi
sarebbe stato un solo morto. Se una
parte dei morti in quei disordini fu dovuta all’intervento delle truppe che
usarono le armi a fuoco, un’altra parte
fu dovuta ai gruppi di guardie al servizio dei capi mafiosi dei comuni. Ad
essere condannati a lunghi anni di carcere o all’ergastolo per gli eccidi non
furono però le guardie campestri, la
cui colpevolezza era certa, bensì i contadini e le contadine.
Il 3 gennaio 1894, quando ormai il
movimento di protesta era stato sconfitto dallo Stato e dalla Mafia, venne
convocato il Comitato Centrale per
decidere il da farsi e per la prima volta
venne rivendicata ufficialmente la liquidazione del latifondo. Fino ad allora il movimento dei Fasci si era battuto soprattutto per la modifica dei patti
agrari e per gli aumenti salariali. L’appello si chiudeva con una esortazione
ai lavoratori affinché continuassero ad
organizzarsi, ma pacificamente, senza
ricorrere ai tumulti poiché con essi
non si “raggiungevano benefizi duraturi”.
A sparare sulla folla non furono soltanto
le truppe ma anche le guardie campestri
al servizio dei proprietari terrieri e dei
capi mafiosi… “Per meglio comprendere
la cesura unitaria”
Il 4 gennaio venne affisso in tutti i
paesi della Sicilia un Decreto Reale
che proclamava lo stato d’assedio nell’Isola. Aveva così inizio la seconda
fase della repressione, quella in cui si
procedette alla liquidazione definitiva
del movimento dei Fasci siciliani. Arbitro assoluto della situazione era il
generale Morra di Lavriano, nominato, dal ministro Francesco Crispi (nella foto),
commissario
straordinario con
pieni poteri militari e civili. Il
suo primo atto fu l’ordine di arrestare
i
membri
del Comitato Centrale e i dirigenti più
importanti
dei Fasci
dell’Isola.
De
Felice,
Petrina,
De
Luca, Montalto,
Ciralli e Maniscalco vennero fermati il
4 gennaio; Bosco, Barbato e Verro il 16 gennaio.
Gli arresti colpirono anche i contadini e tutti coloro, professionisti e studenti, che avevano partecipato alle dimostrazioni o semplicemente di simpatizzare per il movimento. In 70 paesi furono attuati arresti in massa. Circa
1000 persone furono inviati al confino
senza nessun processo.
L’11 gennaio il generale Morra di
Lavriano dispose con un editto l’arresto e l’invio a domicilio coatto “degli
ammoniti e della gente malfamata”.
Con questo ordine, il numero delle
persone colpite dalla repressione governativa aumentava in maniera logaritmica. Le persone arrestate o inviate
al domicilio coatto in virtù del decreto
furono 1.962 e tra di esse 361 erano
della provincia di Catania e 135 della
provincia di Messina, vale a dire di
due province dove non si erano registrati tumulti. Naturalmente fu applicata rigorosamente «la sospensione
delle guarentigie individuali sancite
dallo statuto del Regno, cioè la libertà
individuale, l’inviolabilità del domicilio, la libertà della stampa, il diritto di
riunione e di associazione».
Ciò portò allo scioglimento di tutte le associazioni operaie (compresi i
Fasci) e di tutte le cooperative, ma non
disturbò il “circolo dei nobili” ed il
“casino dei civili”. Si procedette anche ad una revisione delle liste elettorali in base ai desiderata delle amministrazioni comunali.
L’8 gennaio furono istituiti tre tribunali militari (Palermo, Messina e
Caltanissetta) dove si svolsero
tutti i processi contro i
presunti responsabili
dei tumulti e delle
stragi. Le accuse mosse agli
imputati si
basavano
sulle dichiarazioni dei
sindaci,
delle
guardie
campestri, dei
carabinieri. Per
rendersi
conto della
loro attendibilità basta
considerare che
un sordomuto fu
imputato per aver
emesso “grida sediziose”
durante i tumulti di Misilmeri.
Col movimento dei Fasci i siciliani si
erano battuti contro gli agrari latifondisti, contro la mafia, e contro lo Stato.
Ma erano in troppi e tutti dalla stessa
parte.
Le dure sentenze del tribunale militare di Palermo, scatenarono le reazioni di molti. «Già la sera stessa del
30 maggio 1894 – riferisce il giornalista e storico, Dino Paternostro –, molti
studenti si radunarono a Palermo davanti al teatro Bellini e diedero vita ad
un corteo cantando l’inno dei lavoratori; il giorno dopo, all’università, votarono un durissimo ordine del giorno
contro le condanne e decisero di non
presentarsi alle elezioni per protesta
(...) La mattina del 31 una grande folla si radunò davanti al carcere per solidarizzare con i capi contadini detenuti, mentre il 1° giugno numerose
barchette circondarono al porto di
Palermo la nave “India”, che stava
trasportando verso un lontano penitenziario De Felice, Barbato, Verro,
Montalto,Pico e Benzi».
Il 14 marzo 1896 il nuovo governo
Starabba Di Rudinì, concesse l’amnistia ai condannati dai tribunali di guer-
ra per i fatti del ‘93-94. Fu mantenuto
però il divieto di ricostituire i Fasci del
lavoratori e qualunque organizzazione
dello stesso tipo. Con un decreto del
settembre 1896 fu sciolta anche la federazione “La terra” di Corleone, fondata da Bernardino Verro, che per
sfuggire alla condanna si rifugiò in
America, dove continuò a fare propaganda tra gli emigrati siciliani. Ben
presto, però,sarebbe ritornato al paese
natio per riprendere con passione la
sua attività di organizzatore del movimento contadino e sarebbe morto....
ammazzato.
I provvedimenti del Governo, tuttavia, non poterono cancellare l’esperienza dei Fasci dalle menti e dalle coscienze delle masse contadine siciliane. Infatti, le rivendicazioni economiche e sociali dei Fascianti sarebbero
state riprese dai successivi movimenti
di organizzazione della classe contadina che avrebbero interessato la società
siciliana fino agli anni Cinquanta. Alla
testa delle cooperative agricole, che
nacquero nei primi anni del nuovo secolo, ritroveremo alcuni fra i capi più
influenti dei Fasci siciliani (quali Bernardino Verro, Lorenzo Panepinto,
Giacomo Montalto).
Numerosi continuarono ad essere i
capi e i militanti del movimento contadino siciliano che caddero vittime degli attentati mafiosi. A scatenare la
sanguinosa reazione era la natura stessa delle lotte contadine organizzate,
che ebbero inizio con il movimento
dei Fasci. Esse furono il risultato della
mobilitazione ed organizzazione di un
rilevante numero di uomini e donne
sulla base di un preciso programma
economico-sociale. Tale programma
tendeva a minare oggettivamente gli
interessi economici della mafia, poichè prevedeva, tra l’altro, l’abolizione
della figura del gabelloto agrario o,
quantomeno, l’eliminazione dei soprusi da questo perpetrati contro i contadini. Inoltre, richiedendo l’espropriazione forzata dei latifondi, minacciava anche il potere economico dei
proprietari terrieri, i quali si erano
sempre avvalsi dell’aiuto della mafia
per tutelare i propri interessi.
I contadini non si battevano soltanto per raggiungere degli obiettivi di
carattere materiale. Sebbene fossero le
loro tristi condizioni economiche a
spingerli ad agire, le loro lotte, anche
se con contraddizioni, errori ed incertezze, miravano altresì ad affermare
ideali di solidarietà, di uguaglianza, di
giustizia e di libertà da ogni tipo di
schiavitù. Di conseguenza, esse rappresentarono la prima concreta espressione di “antimafia”.
(62. – “Sicilia postunitaria - Controlettura
del
Risorgimento”
2010/2011)
Salvatore Musumeci
N. 2 2 • sa bato 2 5 giugno 2011
3
L’intervento
Del disagio psichico si parla poco,
fatte salve le promesse elettorali!
(Sia ben chiaro, non siamo
per la politica, né per i politici,
ma ci atteniamo ai fatti!)
Il processo di superamento degli ex-ospedali psichiatrici normali o giudiziari, unito al problema dei malati mentali
sul territorio per la carenza di pianificazione della salute
mentale, sono “situazioni” ormai considerate da tutti i Governi e, per taluni, irreversibili sul piano formale e sostanziale, per altri molto gravi sul piano pratico per le conseguenze derivanti. Il diritto di assistenza sanitaria ai cittadini
italiani sancito dalla Costituzione (art. 32) dimostra, ancora
una volta, la mancata valutazione delle necessità del cittadino ed anche del disagio sociale costituito dalla patologia
psichica. Ed anche di quelli “nella difesa effettiva dei diritti
dei deboli”, come dice molto bene il Cardinale Dionigi Tettamanzi Arcivescovo di Milano, che come solito dice: “Non
sono diritti deboli”. Accanto al suo Ministero pastorale, il
cardinale Tettamanzi non ha mai dimenticato il popolo di
Dio nell’aspetto sociale-morale-materiale, è stato, ed è, valido difensore non solo, della persona nella sua globalità e
nel suo diritto (“ultimi fra gli ultimi” i disabili psico-fisici), ma
nella difesa della dignità della persona.
Ma anche a livello di comunicazione resta il retaggio
negativo delle Istituzioni, di tutte, che dura da ben 33 anni,
mentre, pare lampante, che la malattia mentale è divenuto
il “killer invisibile in Europa”, come ebbe a dire il dr. Markos
Kyprianou, Commissario Europeo responsabile della Sanità, nella Conferenza di Helsinki dell’OMS del 12/15 gennaio 2005. Se ci fosse la volontà politica di ritenere che è
una malattia come le altre, allora si prenderebbe in considerazione il “pericolo” e, come disse il Prof. Umberto Veronesi, “dobbiamo cambiare radicalmente atteggiamento verso questa malattia perché si tratta di una patologia da curare” (da “Gente” n. 29 del 19 luglio 2006 pag. 23). Si continua a perseverare nel silenzio, mentre non si esclude un
certo interesse verso gli animali domestici (si “parla” di intensificare cliniche per curare la depressione degli animali
ed altre “cose”…!). con tutto il rispetto che nutriamo verso
gli amici dell’uomo, ma non possiamo non rilevare, non ci
stanchiamo di dire, che sono stati promossi nella serie A
della considerazione e nella rivoluzione etica, in una nuova
moralità, che supera a volte l’interesse verso l’uomo. Ma ci
chiediamo e chiediamo quanto tempo devono aspettare
questi “malati”, le loro famiglie e l’opinione pubblica, per ottenere quei provvedimenti legislativi necessari, soprattutto,
come credere alle promesse che, alla vigilia delle elezioni,
ci piombano da tutte le parti, che ci “bombardano” e che ci
vorrebbero riempire il cuore di speranza?
Fin’oggi l’opinione pubblica è costretta a constatare, Signori della Politica: il persistere di tanti piccoli manicomi,
nelle comunità terapeutiche o cliniche private, negli O.P.
Giudiziari, nelle carceri, nelle vecchie sedi dei “manicomi”
che ancora “esistono” le cui precarietà non sono mistero
per nessuno; lo scarso interesse delle forze politiche verso
questa grave ed urgente patologia; il silenzio dopo tanto
spreco di parole! Parafrasando il Sommo Vate Dante Alighieri, non vorremmo offendere la nostra cara Patria, ma
spontaneo è il pensare: “Ahi! serva Italia di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello” (Dante, Purgatorio VI). Ancora una volta, non potendo dimostrare in altri modi le necessità della
gente, ci appelliamo al buon senso delle Istituzioni, richiediamo misure legislative volte a rimediare ai gravi disagi
che si ripercuotono nella società civile, in cui i protagonisti
sono persone malate e nello specifico dichiaratamente psicolabili. E con le parole del Beato Giovanni Paolo II: “Andiamo avanti con speranza!”.
«L’indifferenza, la codardia e l’opportunismo dei cittadini uccidono le democrazie ancor più dei tiranni e dei dittatori» (Luigi Tosti)
Franco Previte
Strategia di sviluppo reale
A Linguaglossa si è tenuto un incontro informativo sulle misure
del “Gal Terre dell’Etna e dell’Alcantara”
I
nnanzitutto, iniziamo col ricordare cos’è il “Gal Terre dell’Etna e dell’Alcantara”. È un’associazione senza scopo di lucro istituita con atto pubblico ed
opera nell’ambito dell’iniziativa comunitaria in materia di sviluppo rurale ed è costituito da 37 partner di cui 20 privati e 17
pubblici. Venerdì 17 giugno scorso, nella
Sala di rappresentanza del Comune di Linguaglossa c’è stato un incontro sulle misure del Gal con il sindaco Rosa Maria Vecchio, l’assessore Claudio Guzzetta, il presidente del Gal Gioacchino Pappalardo, Cettino Bellia, Gianni Polizzi e Veronica Tuccio.
Ad aprire l’incontro è stato Claudio
Guzzetta che ha dichiarato: «Quando abbiamo pensato allo sportello informativo,
uno degli incontri più importanti che avevamo messo in cantiere era quello della
presentazione del Gal-Terre dell’Etna e
dell’Alcantara. Lo scopo dell’incontro di
oggi è importante perché vogliamo farvi
conoscere questa associazione, che rappresenta una grandissima opportunità per
il nostro territorio».
A seguire, il sindaco Rosa Maria Vecchio che ha detto: «Abbiamo avviato questo programma di confronto con gli operatori con lo scopo di metterci al servizio dei
cittadini che vogliono scommettersi in attività imprenditoriali. Io credo la cosa più
difficile è quello di creare un giusto equilibrio tra le proprie aspettative, anche economiche, e l’ambiente, il territorio in questione, perché non tutti i territori possono
offrire le stesse possibilità e non tutti i territori possono allo stesso modo essere
sfruttati e usati».
Pappalardo, invece, ha spiegato le misure concrete del Gal: «I gruppi di azione
locale Terre dell’Etna e dell’Alcantara,
così come tutti gli altri Gal che operano
nel territorio comunale, sono dei gruppi
che, di fatto, inventano e poi attivano una
strategia di sviluppo mirato a incrementare le risorse che ci sono al suo interno. Le
Terre dell’Etna e dell’Alcantara è un insieme di 104 soggetti che sono rappresentativi degli interessi del nostro territorio. Sono
104 soggetti che hanno al loro interno 20
Comuni che vanno da Randazzo fino a
scendere a Calatabiano, Giarre, Riposto
comprendendo anche 4 Comuni della provincia di Messina, ossia Santa Domenica
Vittoria, Moio, Roccella e Francavilla di
Sicilia, più tre parchi regionali: Parco dell’Etna, Parco dei Nebrodi e Parco fluviale
Alcantara».
- Che cos’è questa strategia che il
Gal vuole attuare attraverso il programma Leader?
«Il Leader è una strategia basata su
azioni di sistema collettive che riescono a
sviluppare sul territorio le sue risorse. La
strategia punta su alcuni aspetti dettati
dalla Regione Siciliana che fondamentalmente sono quattro: Sostegno alla creazione ed allo sviluppo di micro-imprese; Sviluppo del turismo e valorizzazione delle risorse rurali; Servizi alle imprese e alla popolazione; Sviluppo e rinnovamento dei
villaggi. Il raggiungimento di questi obiettivi avviene attraverso l’applicazione di al-
cune misure del programma di sviluppo
Psr».
Durante il corso della serata sono intervenuti anche l’ingegnere Bellia, che ha approfondito il discorso del Presidente Gal, e
Gianni Polizzi con Veronica Tuccio. Alla
fine dell’incontro uno spazio è stato dedicato per chi voleva fare domande per avere
un chiarimento.
Sonia Santamaria
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> S E T T I M A N A L E IDG
acese
N . 22 • sabato 25 giug no 2011
di Giarre
Il bianco e il nero
Assalto tra
gusto e tipicità
Acireale: l’I.P.A.B. “Collegio Santonoceto e Conservatori Riuniti” conclude le attività
2011 con la presentazione del lavoro dell’acese Grazia Cavallaro
Clamoroso successo della
22° edizione della “Sagra
del pesce spada di San
Giovanni” che si è tenuta
nel weekend scorso
ad Acitrezza
L’
I.P.A.B. “Collegio Santonoceto
e Conservatori Riuniti” di Acireale, presieduto dal dott. Alfio
Brischetto (primo da sinistra
nella foto) ha appena portato a
termine, per il 2011, il suo programma di letteratura, musica, arte e saggistica:
«L’attività di questa serata conclusiva – ha sottolineato il presidente Brischetto – riguarda la presentazione del volume “Il bianco e il nero”, editrice A &
B, favole dell’acese Grazia Cavallaro (terza da sinistra), docente di musica, a cura del prof. Alfonso
Sciacca che ringrazio di cuore per la grande disponibilità offerta all’IPAB in queste attività”.
E il prof. Sciacca (primo da destra) per fare gustare ai presenti il “messaggio” di queste favole, la
loro poesia, la lirica e la saggezza in esse racchiuse, si
è prima ampiamente speso sul concetto di favola, di
metafora e metamorfosi, analizzando poi i contenuti
e la varietà del testo. La favola è narrazione con protagonisti uomini, animali, piante o esseri inanimati
con virtù e vizi umani, che racchiude, però, un pratico insegnamento o una verità morale. La metafora,
invece, è quel processo linguistico espressivo che si
basa su una similitudine sottintesa, per cui un vocabolo o una locuzione vengono utilizzati per esprimere un concetto diverso da quello che generalmente indicano. Mentre la metamorfosi è la trasformazione di
un essere o oggetto in un altro di natura diversa, come elemento caratteristico o tipico di racconti mitologici o di fantasia.
Il prof. Sciacca, quindi, premesso quanto sopra,
ha proseguito affermando che “Il libro è dominato
anche dai colori. Nella tavolozza della scrittrice infatti i colori prediletti sono tanti, e soprattutto il
bianco e il nero, che danno il titolo”. Ma tanti altri il
lettore ne trova ed a ciascuno la Cavallaro assegna il
compito di rievocare un pensiero, di stabilire un nesso con il pensiero dei sensi. “Il dolore – ha proseguito
il relatore – ha un colore che è il nero, l’ira e la passione sono espressi con il rosso, la speranza dal verde, e così via”. Ed i colori nella loro vivacità che è
poi quella dell’arcobaleno, indicano soprattutto la
metamorfosi delle cose, e il volume di Grazia Cavallaio è dominato da questa perenne “varietà del tutto”
dato che nelle sue favole non c’è un attimo in cui il
mondo delle immagini rappresentate sia colto nella
sua fissa immobilità. Tutto cambia e si muove!
“I colori – ha concluso Sciacca – si accompagnano alla metamorfosi del mondo e della vita umana,
per cui il volume pur nella sua mole, ha una sua leggerezza. Una leggerezza per così dire calviniana come nel libro del 1946 di Italo Calvino, appunto, Il
sentiero dei nidi di ragno. Il filo che accompagna il
lettore per tutte le 450 pagine de Il bianco e il nero, è
quello del cambiamento, e le favole in esso contenute
esprimono bene questo cambiamento attraverso la
forza dell’allegoria”. Concludiamo dicendo che all’incontro è stata presente l’assessore comunale alle
Politiche culturali, prof.ssa Nives Leonardi (seconda
da sinistra) e che la prof.ssa/attrice Lia Bella ha chiuso la serata leggendo spezzoni del volume della Cavallaro.
Camillo De Martino
Appuntamento
Sabato 25 giugno, alle ore 18:30,
nel salone conferenze di Palazzo Cantarella di Aci S. Antonio si terrà la presentazione del romanzo “Il merlo della
Buganvillea” di Ignazio La Spina.
L’autore, originario di Aci S. Antonio, ha studiato Medicina e Chirurgia
nell’Ateneo catanese; dal 1962 ha esercitato la professione medica a Viagrande come medico di famiglia e specialista cardiologo. Ha già scritto diversi testi di saggistica e narrativa. “Il merlo
della Buganvillea” è la sua ultima fatica.
Il libro parla della sventurata storia
d’amore di Laura e Alfredo, ispirata ad
un fatto realmente accaduto in un piccolo paese etneo durante la Grande Guerra e narrata sullo sfondo dei primi del
Novecento. A corredare il romanzo sono immagini dell’epoca, tra cui molte
delle lettere autentiche della corrispon-
denza epistolare che lo ha ispirato.
Interverranno alla presentazione il
sindaco, dott. Pippo Cutuli; il cultore di
Storia medievale dell’Università di Catania, prof. Alfio Stefano Di Mauro; il
poeta, dott. Angelo Scandurra.
Ha fatto registrare un “clamoroso successo”, come
hanno dichiarato gli stessi organizzatori, la 22ma “Sagra
del pesce spada di San Giovanni”, l’evento che si è tenuto ad Acitrezza nel fine settimana scorso nell’ambito dei
festeggiamenti in onore del Patrono San Giovanni Battista. Lo Scalo di alaggio, infatti, reso accogliente dal rinnovato Lungomare dei Ciclopi che è stato aperto per l’occasione, per tutti e tre giorni della manifestazione ha registrato il pienone, tant’è che gli organizzatori hanno dovuto effettuare gli straordinari per servire i numerosi visitatori provenienti da ogni parte della Sicilia e non solo.
Dopo un vero e proprio “assalto” di visitatori e turistici, è toccato alle cifre delineare il bilancio finale che ha lasciato tutti davvero soddisfatti. Infatti, sono stati distribuiti circa 2.200 kg di pesce spada del Mediterraneo, diviso
in 6.000 porzioni; 400 litri di vino e bevande; 5.000 panini; 200 kg di insalata fresca. Tutti accompagnati da quella infinita dose di allegria che, da sempre, caratterizza
questa festa di inizio estate. Particolarmente apprezzato
è stato lo “spado” catturato appositamente per la sagra
dai fratelli trezzoti Nino e Pippo Valastro della ditta “Valpesce”, così come saporita è stata l’insalata fresca della
“Icodor Bellafresca” di Aci Catena, e rinfrescanti sono
state le bibite di “Sibat Tomarchio” di Acireale e della “Sibeg Coca cola” di Catania. Elogi anche per il “pane di casa” preparato dai forni “Stagnitta”, “San Giovanni Battista” e “Madonna della Buona Nuova”. Il tutto ovviamente
servito con stoviglie monouso “Dacca” di Aci Catena,
storico sponsor dell’evento culinario.
Accanto all’appuntamento prettamente gastronomico, anche per questa 22ma edizione è stata accompagnata dalla mostra ed esposizione dei prodotti tipici e
dell’artigianato locale, che hanno registrato un boom di
visitatori, i quali hanno potuto apprezzare le meravigliose
creazioni degli artigiani locali e degustare le specialità
dolciarie siciliane.
«La sagra di quest’anno ha avuto davvero un successo clamoroso sotto tutti i punti di vista. Siamo molto
soddisfatti che i visitatori siano rimasti particolarmente
colpiti dalla qualità del nostro pesce e del calore e dell’accoglienza che hanno ricevuto ad Acitrezza – hanno
affermato gli organizzatori, stanchi ma soddisfatti, la termine della sagra –. Ringraziamo l’AAmministrazione comunale, con in testa il sindaco Filippo Drago ed il vicesindaco Sebastiano Romeo, che ci ha messo nelle migliori
condizioni per realizzare un evento così importante, e gli
sponsor che hanno contribuito, ancora una volta, a garantire un prodotto di assoluta qualità».
Valeria Scalisi
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speciale
di Giarre
N . 22 • sabato 25 giugno 2011
Se gli sguardi sono limitati...
Catania: tra
disservizi e risorse
fin troppo limitate
prosegue l’odissea
del reparto
Oculistico del
“Santa Marta”
A
Catania, all’Ospedale
“Santa Marta” il reparto Oculistico chiude il sabato e la domenica. Ed i ricoverati? Bhe, per loro ci sono due soluzioni: chi è in grado di andare a casa, viene mandato via, per ritornare il lunedì mattina; chi ha bisogno di
terapia e deve rimanere ricoverato, il sabato mattino viene “spedito” al Policlinico, per ritornare il lunedì mattina al
“Santa Marta2. Il trasporto dei degenti a
volte viene fatto con mezzi non idonei,
(vedi Fiat Panda). Disposizioni cervellotiche dettate dai dirigenti dell’azienda
ospedaliera, si dice per risparmiare. Ma
dopo il trasporto, dove li mettiamo? Di
già il trasporto sicuramente costa, ma al
Policlinico i degenti devono essere seguiti e curati. Allora, dove sta il risparmio? La dignità umana degli ammalati
dove la mettiamo? Trattati a mò di colli
da spedire, o peggio trattati come lattine
di bevande. Non bastano le sofferenze
per i pazienti, che devono subire interventi per correggere i guai della vista,
costretti a sopportare eventi traumatici
per come vengono trattati, cose che
possono provocare nella persona una
perdita dell’autocontrollo e sconvolgere
la quotidianità, con la continua paura di
ripercussioni mentali.
Il reparto Oculistico del Santa Marta, che si trova al terzo piano, fu ristrutturato qualche anno addietro, e questo
avrà avuto un costo. Vi sono due sale
operatorie per l’oculistica, una sala terapia del dolore chiusa, ed i pazienti,
dopo gli interventi, vengono appoggiati
al reparto oculistico. Reparto su cui pesa la spada di Damocle della chiusura
totale. forse per favorire i presidi privati, amici dei manager delle aziende
ospedaliere, il tutto pagato dalle tasche
dei cittadini? Di già è stato chiuso il reparto di Odontoiatria speciale per disabili. L’assistenza sanitaria dell’Oculi-
stico del Santa Marta, è eccellente, partendo dal primario prof. Teresio Avitabile, fino all’ultimo portantino, tutte
persone che svolgono il loro compito
con professionalità, ma anche con umanità. È tutta una equipe creata dal primario Avitabile, con tanti bravi giovani,
medici, praticanti, specializzanti, che
quasi tutti non ricevono nessun compenso, lavorano gratuitamente.
Su quanto accade all’oculistico del
Santa Marta abbiamo raccolto la dichiarazione del primario prof. Avitabile che
dice: “L’amministrazione ospedaliera
ha voluto adottare questa decisione in
quanto le patologie, di solito, vengono
tenute per una sola giornata, per cui ha
ritenuto che tenere aperto un reparto
per pochi casi, ha un costo mal sostenibile. Essendovi un reparto oculistica al
Policlinico, ha deciso che il sabato e la
domenica, essendo numericamente solo
casi limitati, per i degenti che rimangono di fare un unico reparto al Policlinico, tenendo conto che è un disagio per i
pazienti. Purtroppo, i costi sono quelli
che sono. C’è la problematica delle assunzioni e non vengono rimpiazzate
tante persone che vanno in pensione.
Purtroppo, è un turnover che non è
molto rispettato, soprattutto con i medici. Noi, abbiamo tanti medici volontari,
su cui si poggia la struttura, ma sono
tanti i pensionamenti che non sono stati
rimpiazzati”. Avitabile ha fatto presente
che l’amministrazione ospedaliera ha
fornito garanzie, affermando che quanto prima espleterà i concorsi per coprire
i posti vacanti.
Sui disagi patiti dai degenti il prof.
Avitabile dice: “Mi rendo conto dei disagi patiti, purtroppo di fronte alla razionalizzazioni dei costi, tenere un reparto aperto ed impiegare personale,
che deve coprire le 24 ore, il sabato e la
domenica, è una spesa che non può essere sostenuta. Essendovi pochi malati,
è stata fatta questa scelta, non è una
scelta mia. Io sono del parere di tenere
il reparto aperto, se riusciamo a trovare il personale”.
Fin qui la dichiarazione del primario Avitabile. Ma sulla chiusura dell’oculistico (Pronto soccorso compreso),
c’è da evidenziare quanto accaduto nella serata di sabato 18 giugno. Un cittadino di Aidone, provincia di Enna, con
una scheggia conficcata in un occhio ricorre al Pronto soccorso oculistico del
“Santa Marte”. Essendo chiuso viene
dirottato all’ospedale Vittorio Emanuele, da questo presidio viene mandato al
reparto oculistico del Policlinico. Là
giunto si è dovuto cercare un medico
che visitasse e desse soccorso al ferito,
trovato il medicoè che poteva anche essere un tirocinante, ci si è limitati a medicare l’occhio ma non eliminare quello
che c’era conficcato.
Michele Milazzo
Ed è... “Clamoroso al Cibali”
Presentato il volume di Riccardo Cucchi, radiocronista di “Tutto il calcio, minuto per
minuto”, che racconta, assieme ai colleghi Tonino Raffa e Nicky Pandolfini,
l’indimenticabile viaggio della storica trasmissione
S
i dice che gli amici si vedono nel momento del
bisogno. Per ogni tifoso e appassionato di calcio, questo bisogno indispensabile è costituito
dalla necessità di poter seguire le imprese della squadra del cuore e di tenersi aggiornato sui risultati degli
altri campi. Sono milioni i tifosi che hanno cercato di
“sistemarsi” pronunciando il fatidico sì alle seducenti
Pay-Tv, ma capita spesso di essere impossibilitati di
godersi le partite comodamente in poltrona. Può capitare, infatti, di ritrovarsi imbottigliati in un ingorgo
autostradale, costretti ad uscire per l’anniversario con
la propria moglie o fidanzata, in una cena con i parenti, nella comunione del nipote o, più semplicemente,
obbligati a dover lavorare in un turno di domenica pomeriggio. In questi casi, sia i tifosi più esperti che
quelli più giovani, sanno benissimo a chi chiedere aiuto. Sono gli amici di “Tutto il calcio minuto per minuto”, storica trasmissione di Radio 1 che dal 1960 offre
la diretta radiofonica delle partite di Serie A.
Non è per nulla clamoroso che la presentazione
del libro che raccoglie i 50 anni di storia della trasmissione “Clamoroso al Cibali” sia avvenuta in un clima
di assoluta amicizia. È stata proprio questa, infatti,
l’atmosfera che si è respirata il 20 giugno alla libreria
Feltrinelli di Catania. Riccardo Cucchi, famoso radiocronista della trasmissione e autore del libro, insieme
ai collaboratori di sempre Tonino Raffa e Niky Pandolfini, ha raccontato la storia del programma radiofonico e l’aneddoto del famoso grido “Clamoroso al Cibali”, il quale è diventato, oltre che una formula proverbiale, anche il titolo dello stesso volume. Mentre
ripercorrere le tappe che hanno portato “Tutto il calcio
minuto per minuto” ad essere un format di successo è
risultato parecchio semplice, molto più complicato è
stato, invece, ricostruire la paternità del famoso grido.
Esattamente come è successo negli archivi Nasa, dove
è andato perduto il video originale dell’allunaggio, negli archivi Rai non sono state più ritrovate le registrazioni di quel 4 giugno 1961, giorno in cui il Catania di
Marcoccio ha battuto l’Inter di Helenio Herrera. Sono
tanti i radiocronisti che hanno rivendicato quel grido:
l’ipotesi più accreditata è che ha pronunciare quelle
famose tre parole sia stato il grande Sandro Ciotti.
È certa, invece, la straordinaria vittoria, che è stata
raccontata da Giorgio Michelotti, ex terzino del Catania degli anni Sessanta: “Herrera ci aveva provocato.
Nella sfortunata partita d’andata – il Catania, sorprendentemente secondo il classifica, perse malamen-
te a Milano per cinque reti a zero, di
cui quattro furono autogoal – nonostante il pesante score avevamo fatto
la nostra figura. Herrera disse che
eravamo una squadra di postelegrafonici, di dopolavoristi e questo ce lo segnammo al dito. Al ritorno qui a Catania, a noi bastava un pareggio, ma in
quella partita abbiamo dato il massimo e ci siamo permessi il lusso di fare
perdere lo scudetto all’Inter più forte
di tutti i tempi”.
Su questo è intervenuto Riccardo
Cucchi, dicendo che il bello del calcio
sta proprio nel fatto che è un gioco imprevedibile e, a volte, può capitare che
in una lotta tra Davide e Golia, a vincere sia la squadra apparentemente più
debole. Questa è la sfida che deve affrontare anche
“Tutto il calcio minuto per minuto”. Mentre prima
ascoltare la radio era l’unico modo per avere notizie
sulle partite, oggi la concorrenza è molto agguerrita:
Pay per view, programmi televisivi, streaming e dirette on line sono i nemici più forti. La partita non è per
niente chiusa, perché la radio resta per Cucchi un mezzo romantico, l’unico capace di emozionare con la voce dei cronisti e il boato dei tifosi.
Non possiamo che augurarci che siano tanti ancora i campionati raccontati sulle frequenze 94,700 mhz
e alleandoci al grido lanciato da Freddy Mercury nel
lontano 1984, non resta che dire “Radio, someone still
loves you!”.
Antonio Percolla
InvelataMente... vola lontano
Catania: proposta
dall’associazione
Logos - Famiglia e
Minori si è svolto
il primo weekend
dedicato alle
esperienze su
barche a vela
L
o scorso fine settimana ha segnato un importante traguardo nell’ambito delle iniziative verso
soggetti, grazie agli sforzi dell’associazione Logos - Famiglia e Minori di Ca-
tania. Infatti, grazie ad una serie di sforzi congiunti tra gli operatori dell’associazione ed alcune famiglie al cui interno si trovano ragazzi svantaggiati,con
problemi di relazione.
«Sono stati giorni importanti, lo
scorso 18 e 19 giugno 2001 – hanno
spiegato Francesca Andreozzi, psicote-
rapeuta, Francesco Prisco, psicoterapeuta e Massimo Abbate, istruttore federale di vela –, quando si è realizzato
il primo corso “InvelataMente” tra le
soddisfazioni degli utenti e di noi organizzatori. L’esperienza ha dato vita ad
emozioni molto forti e uniche, grazie
anche alla particolare location rappresentata dalla barca a vela».
La navigazione, i suoni della natura, del vento, del mare, la condivisione
di spazi ristretti, la collaborazione nelle
attività proposte, hanno consentito a
ciascun partecipante di ripensarsi, di riscrivere pagine della propria esistenza,
appropriandosi di emozioni e sensazioni difficili da “ascoltare” nel quotidiano
correre. Il gruppo stesso, a fine corso,
ha sentito l’esigenza di proporre una
continuazione dello stesso senza l’interruzione notturna, proprio per sfruttare al massimo le potenzialità di un gruppo nuovo, ma dai vissuti emotivi e relazionali unici e particolari.
«Alla luce della positiva risposta
che abbiamo avuto, sono già aperte le
iscrizioni per i corsi successivi, che si
svolgeranno nei pomeriggi di sabato e
domenica con partenza dal porto di Catania», hanno aggiunto i responsabili
dell’Associazione Logos - Famiglia e
Minori, invitando tutte le persone interessate a contattarli al 338 5665315 o
scrivendo una email all’indirizzo:
[email protected].
Giuseppe Musumeci
5
Arricreamoci...
con il cuore
Mascalucia: commozione e
riflessioni profonde per la
settimana ludica-educativoriabilitativa rivolta ai
bambini non vedenti ed
ipovedenti etnei
Presso la Biblioteca comunale di Mascalucia, per
diversamente abili della vista, ubicata presso la delegazione comunale di Massannunziata, si è conclusa
“Arricreamoci” settimana ludica-educativo-riabilitativa rivolta ai bambini non vedenti ed ipovedenti etnei.
Giorni trascorsi troppo velocemente, come hanno
sottolineato i bambini, le loro famiglie e tutti coloro
che hanno operato per l’ottima riuscita delle attività.
L’ultimo giorno, tutti coloro i quali sono stati coinvolti
nell’attività si sono salutati con un “arrivederci a presto”, per altri momenti da trascorrere insieme in Biblioteca. Le attività si sono svolte con il supporto tecnico di Marco Giordano (kinesiologo - Palestra Indoorclub), Maria Fazio (psicologa), Massimo Russo
(specialista per l’autonomia personale ed addestratore di cani per ciechi del Centro Regionale Helen Keller di Messina) e Laura La Rosa (istruttrice di Yoga).
Le mamme, infatti, si sono rilassate facendo Yoga
mentre i loro piccoli erano affidate agli esperti Istruttori ed alle assistenti C. Rotolo, A. E. Pappalardo, A.
Padalino, G. Mannino, G. Rinaudo, A. Platania, L.
Saitta, D. De Matteo.
Oltre alle attività di autonomia e ginnastica è stato protagonista l’amico cavallo delle Giacche verdi di
Mascalucia con Stefano Borgese ed Angelo Salice,
un momento che i piccoli hanno gradito. alcuni erano
un po’ impauriti all’inizio ma, alla fine, incoraggiati e
tranquillizzati, hanno accarezzato il cavallo e fatto il
giro nel recinto attrezzato antistante la Biblioteca.
L’ultimo giorno, ospiti i cani guida del Centro regionale Helen Keller di Messina, la conclusione era che
tutti volevano un cane! Sicuramente qualcuno, che
non vive in piccolo appartamento, sarà accontentato.
Per l’occasione sono stati invitati anche gli altri utenti
della Biblioteca, il non vedente Alfio Di Gregorio è
stato affascinato da ciò che sapevano fare i cani guida e sicuramente andrà a Messina per convincersi
maggiormente. Infatti, provando a farsi guidare da
“Skai” ha detto: “Così potrò uscire in paese da solo”.
Il Sindaco Salvatore Maugeri ed il dott. Giuseppe
Reina hanno assistito all’esibizione dei cani, ma ciò
che più li ha colpiti è stata l’accoglienza dei bimbi e le
parole che Chiara Sapienza, non vedente, che nel
canto sta riscuotendo tanti successi sia nelle reti televisive nazionali, che in tournee ha detto: “Grazie signor sindaco per questi giorni passati in allegria, peccato che stanno finendo, ma sai io ho imparato a fare
la macedonia da sola!”.
“Queste sono le più belle soddisfazioni, i bambini
sono il nostro futuro!”, ha detto il Sindaco ringraziando la prof.ssa Puglisi dell’Unione Italiana Ciechi,
ideatrice del progetto in collaborazione con le dottoresse Marisa Raciti e Maria Grazia Sapienza Pesce
del Comune di Mascalucia. Un ringraziamento anche
a Paola Patuzzi, direttrice della palestra Indoorclub
che ha fornito le attrezzature ginniche specifiche, ed
alla dott.ssa Silvia Scordo che insieme a Loredana
dell’U.I.C. hanno collaborato attivamente.
Michele Milazzo
Benvenuto, Francesco
Tanti auguri alla mia sorellina Antonella che
mercoledì scorso, presso l’Ospedale S. Bambino di Catania, è diventata mamma di Francesco,
un bel bimbo di 5,090
Kg. Tanti auguri anche
al neo papà Sebastiano Vasta e agli orgogliosi nonni
Maria e Mario Di Francisca, al nonno Francesco Vasta e alla nonna Caterina che, anche dal cielo, sicuramente augura al nuovo nato ogni bene.
Con affetto dagli zii Angela Di Francisca e Angelo
Tomarchio e dal piccolo Francesco.
******
Ad Angela, nostra collaboratrice, vanno gli auguri
della famiglia del Gazzettino che rivolge al piccolo
Francesco un affettuoso “benvenuto” tra noi.
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> S E T T I M A N A L E IDG
catania e provincia
N . 22 • sabato 25 giugno 2011
di Giarre
E ritornò a vivere...
Catania : a Palazzo degli Elefanti incontro tra sindaco e società Parcheggio Europa
Spa per mettere in sicurezza l’area e restituirla alla città
P
iazza Europa ritorna a vivere. Una precisa volontà, più che un semplice slogan,
che la società concessionaria del project
financing ha scelto per aprire i cancelli
del cantiere. Scelta fatta, per mettere in
sicurezza l’area che, come ha spiegato
Lorena Virlinzi, amministratore delegato di Parcheggi
Europa Spa, «durante i quattro anni del sequestro è
stata vandalizzata e che adesso verrà ripristinata,
nell’attesa della ripresa dei lavori che, come già dichiarato lo scorso mese, a seguito della sentenza di
assoluzione, dovrebbe avvenire all’inizio di ottobre. Il
cantiere, “congelato” nel 2007, con uno stato di
avanzamento lavori di oltre il 50% è stato occupato
dai nomadi, il rame è stato rubato e le strutture deturpate. Entro il mese di luglio ripristineremo ponteggi,
muri e recinzioni, riallacceremo il contratto per l’illuminazione e riattiveremo il sistema di vigilanza».
Si tratta di una chiara dichiarazione che è, assieme
ad altre, ha caratterizzato l’incontro tecnico tenutosi a
Palazzo degli Elefanti, a porte chiuse, tra i rappresentati della società che realizzerà il parcheggio interrato
con 397 posti auto e 8 botteghe (che include l’area a
verde e gli spazi pedonali) e il sindaco di Catania,
Raffaele Stancanelli, alla presenza dell’assessore ai
Lavori pubblici, Sebastiano Arcidiacono, dei dirigenti
dell’assessorato al ramo e dell’Avvocatura comunale.
I partecipanti, al termine dei lavori lo hanno definito
un confronto costruttivo, che ha visto un’apertura da
entrambe le parti per una rimodulazione del piano
economico-finanziario risalente al 2005. La sintesi dei
punti affrontati è stata affidata, in conferenza stampa,
alle dichiarazioni della stessa Virlinzi («stiamo cercando le soluzioni migliori affinché, da un lato, il Comune di Catania non abbia costi aggiuntivi e dall’altro, la società possa ristabilire gli equilibri finanziari,
che in questi mesi sono stati alterati dal nuovo prezzario regionale, dagli interessi maturati a causa delle
esposizioni bancarie, dai costi del fermo cantiere e da
quelli relativi al ripristino») e del Sindaco di Catania,
Raffaele Stancanelli
«L’obiettivo è comune – ha detto il Primo cittadino etneo – ed è quello di veder rinascere una piazza
che, per i cittadini, rappresenta un vero e proprio
simbolo del capoluogo etneo. Sappiamo, inoltre, che i
parcheggi saranno risolutivi per quel riguarda il “nodo” del traffico e per ripristinare la normale viabilità
in una delle zone che considero cruciali. Quest’opera
è centrale, infatti, per lo sviluppo di Catania e per il
rilancio del quartiere commerciale circostante. Individueremo insieme, attraverso una serie di incontri
tra tecnici e legali delle parti coinvolte, i percorsi più
idonei per garantire investimenti e occupazione. Ci
sono tutte le condizioni tecniche e giuridiche perché si
utilizzi al meglio questa opportunità che deve diventare una risorsa per la città intera, coniugando rigore
delle procedure e sviluppo del territorio, come avviene in tante altre città metropolitane».
Un balzo in avanti verso la risoluzione di un problema tanto caro ai cittadini, che giunge in un momento cruciale. Infatti, si guarda con attenzione alla definizione dello strumento che la città attende vanamente
da decenni, cioè il Piano generale del traffico urbano.
L’incontro è avvenuto sotto il segno dell’apertura e
della condivisione. Piazza Europa, si sono siamo certi
i partecipanti all’incontro, «tornerà a vivere: la messa
in sicurezza dell’area rappresenta la fase propedeutica per tutta una serie di iniziative che vogliamo offrire alla città nell’attesa che ripartano i lavori e che
venga ultimata quello che ormai per noi non rappresenta solo un investimento imprenditoriale ma un impegno per la città di Catania».
Salvatore Rubbino
Nuovo ordine per la sosta
Mascali: l’arrivo
della stagione
estiva porta
numerose novità
nell’ambito della
viabilità, soprattutto
per le frazioni
a mare
È
iniziata la stagione estiva balneare e le spiagge del litorale ionico, e in particolare le frazioni
mascalesi di Fondachello e S. Anna, sono già inondate di villeggianti e vacanzieri.
“Per la stagione estiva – ha detto il
primo cittadino mascalese, Filippo
Monforte – occorre dotare il Comune
di Mascali di un ordinato ed organico
piano di viabilità, idoneo a fronteggiare il notevole aumento della popolazione e dei veicoli circolanti. Tale aumento, ove non opportunamente regolato,
oltre a creare gravi disservizi al traffico viario, arreca pregiudizio all’imma-
gine ed alla vocazione turistica di questo centro ed è motivo di disagi per la
popolazione, residente e non”.
Per questo motivo, sul fronte della
viabilità, il sindaco Manforte, nei mesi
scorsi, ha emesso un’ordinanza sull’adozione e attuazione del Piano di viabilità lungo il litorale marino delle frazioni balneari di Fondachello e S. Anna,
valevole dallo scorso 18 giugno sino al
prossimo 4 settembre, disponendo l’istituzione del senso unico di marcia in
Via Spiaggia direzione Sud - Nord nel
tratto compreso fra l’intersezione via
dott. Carbone, fino all’intersezione con
la X Traversa, ha autorizzato in via continuativa la sosta dei veicoli nelle zone
di via Spiaggia regolarmente delimitate
dalla segnaletica orizzontale (striscia
bianca) e dalla relativa segnaletica verticale.
Novità di quest’anno, ha istituito il
parcheggio a pagamento, senza custodia, con utilizzo di parcometri per i biglietti, delimitando le zone con le strisce blu e la relativa segnaletica vertica-
le, dalle ore 8 alle ore 20, istituendo una
tariffa oraria di 80 centesimi e una giornaliera di sei euro, consentendo una tolleranza di 10 minuti per munirsi di tagliando all’arrivo e alla scadenza del biglietto prepagato. Nell’ambito di queste
nuove delimitazioni sono stati destinati
dei parcheggi alle persone diversamente abili, per carico e scarico merci, per
bus o navette, per i cassonetti per la raccolta rifiuti solidi urbani, per i mezzi di
soccorso e di polizia, regolarmente delimitati da una striscia orizzontale gialla e da apposita segnaletica verticale,
secondo la rispettiva tipologia. Sono
stati istituiti degli attraversamenti pedonali lungo tutta la via Spiaggia, il divieto di sosta per tutti i veicoli nel tratto di
via Spiaggia compreso tra il civico n.
209/A al civico n. 249.
Sarà compito degli agenti del Corpo di Polizia municipale, diretti dal comandante Gaetano Tracà, a vigilare sul
rispetto e l’osservanza dell’ordinanza e
le violazioni saranno sanzionate a norma dell’ articolo 7 del vigente Codice
della Strada.
Angela Di Francisca
Il canto della
medievalità
“Notte verde”, iniziativa
condivisa fra istituzioni
catanesi, che ha coinvolto
Convitto Cutelli,
Comune, Criea
ed associazione Polena
La Notte Verde del Convitto Nazionale “M. Cutelli”, a Catania, si è svolta all’insegna della medievalità.
Le bancarelle dei produttori di Coldiretti Catania sono
divenute pass-partout alla splendida corte circolare
del Convitto ove, al centro, si ammirava un’Oasi del
Verde con fontana. La musicalità dell’acqua fungeva
da richiamo, insieme al vociare composto dei presenti
e alla performance di fuoco e coreutica, quando si era
affievolita la luce del giorno.
L’estate catanese ha aperto i battenti con la notte
al Convitto e si è avvalsa della partecipazione dell’assessorato alle Attività produttive del Comune di Catania e del suo assessore Franz Cannizzo, della Coldiretti Catania, presieduta da Ignazio Belfiore, del Criea
dell’Università di Catania e del suo presidente Vincenzo Piccione, dell’associazione “Polena”, presieduta
da Luisa Trovato. Il Rettore del Convitto, O. Bresmes,
ha salutato con favore l’iniziativa.
Il palinsesto della serata ha previsto la presentazione delle attività nell’Aula magna del Convitto, allestita con una tavolata imbandita di prodotti del territorio. Alle manifestazioni di Notte Verde partecipa anche l’IIS “Lucia Mangano” di Catania con un programma che, come ha riferito Pietra Tomaselli, preside dell’Istituto, prevedeva un defilé di abiti medievali e settecenteschi realizzati dagli studenti dell’IIS Mangano ed
indossati dai ragazzi del Convitto. Il presidente Belfiore, di Coldiretti Catania, ha evidenziato gli obiettivi associazionistici di Coldiretti e l’importanza del mercato
“Campagna amica”. Il presidente Piccione del Criea
ha posto all’attenzione dei presenti la necessità della
ecosostenibilità ambientale ed agricola.
Valentina Consoli
Libertà, libertà
Mi hai preso per mano
mia dolce amica,
mi hai stretto forte al tuo cuore,
ho sentito i tuoi giovanili palpiti.
Tu mia giovane amica
non guardasti i miei anni,
i miei tanti silenzi e i miei pianti.
Ti credevo morta e non ti cercai più
poi all’improvviso mi apparisti,
perdonasti i miei affanni,
lenisti le mie lacrime,
mi dicesti: alzati camminami accanto,
lenisci il tuo pianto
mi gridasti forte come un dolce canto:
vieni andiamo avanti, non ti lascerò più
atroce errore abbiamo commesso
tu non credevi più in me ed io in te
mi hai ridato i giorni perduti
grideremo per tutta l’eternità
la dolce parola: Libertà, libertà!
Saro Pistorio
L’esempio viene dall’alto Due giorni di fuoco
Catania: da La Destra-Alleanza Siciliana, arriva la
richiesta di un consiglio comunale straordinario sul
tema della sicurezza
U
na seduta consiliare straordinaria con
all’ordine del giorno la valutazione
di “iniziative di contrasto alla criminalità e di sviluppo della legalità e della trasparenza da parte degli Enti Locali a seguito
degli atti intimidatori posti in essere nei confronti di imprenditori”. È questa la richiesta
inoltrata al presidente del Consiglio comunale di Catania dai componenti del gruppo La
Destra-Alleanza Siciliana, Gemma Lo Presti
(prima firmataria), Nello Musumeci e Manfredi Zammataro.
La richiesta, già presentata e firmata da
tutti i consiglieri presenti in aula nel corso
dell’ultima seduta, è susseguente all’atto intimidatorio subìto dalle Librerie Tertullia e Librando ubicate nel centro storico della città,
azioni che hanno determinato sdegno e timore tra i cittadini. I consiglieri Lo Presti, Musumeci e Zammataro ritengono, inoltre, che
“il contrasto alla criminalità non ha appartenenza partitica e che pertanto deve poter essere patrimonio imprescindibile di tutte le
forze politiche impegnate sul territorio”.
Valentina Consoli
Ancora una volta i Vigili del
fuoco volontari di Linguaglossa
impegnati nella lotta contro
gli incendi
D
ue incendi auto in due giorni. I Vigili del Fuoco di
Linguaglossa, la scorsa settimana, sono stati severamente impegnati nello spegnimento di due roghi che
hanno interessato autovetture. La prima chiamata per la centrale di Catania è avvenuta la notte del 16 giugno, alle ore 1:30
circa, per una Fiat Panda 4x4 in via Federico a Linguaglossa.
Ad allertare i Vigili del Fuoco è stato un vicino di casa che accortosi delle fiamme ha chiamato il 115. I Vigili del Fuoco
Volontari del luogo hanno provveduto rapidamente allo spegnimento dell’autovettura. Si pensa ad un probabile corto circuito.
La seconda automobile si tratta, invece, di una Lancia Y10
appartenente ad un uomo di Presa, frazione di Piedimonte Et-
neo. L’uomo, secondo quanto accertato, la mattina del 18 giugno alle ore 8:00 circa, stava parcheggiando l’auto sotto casa
quando si è accorto delle fiamme che provenivano dal vano
motore. Sceso dalla vettura per mettersi in salvo ha allertato il
115. I Vigili del Fuoco Volontari della vicina Linguaglossa,
usando speciali attrezzature chiamate auto protettori, hanno
tempestivamente provveduto allo spegnimento dell’auto. In
entrambi i casi delle automobili non è rimasto nulla e sembrano decisamente destinate alla demolizione.
Sonia Santamaria
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> S E T T I M A N A L E IDG
alcantara
di Giarre
N. 2 2 • sa bato 2 5 giugno 2011
7
AlcantaraValley: una Valle più “navigabile”
E’ “on-line” la nuova versione del portale Internet “costruito” dai giovani del Servizio Civile della cooperativa “Isvil” di
Gaggi. Alle informazioni istituzionali sui vari Comuni del comprensorio si aggiungono notizie aggiornate sugli eventi
artistico-culturali ed i relativi commenti che ogni visitatore può agevolmente inserire
D
a qualche settimana gli
internauti hanno a disposizione un prezioso strumento in più per poter
conoscere meglio la Valle dell’Alcantara attraverso la Rete. In realtà, il portale “www.alcantaravalley.info” è online già da un paio
d’anni, ma recentemente è stato oggetto di
un’operazione di “restyling” che l’ha reso
ancora più completo nei contenuti, graficamente gradevole e dinamico nella fruizione.
Il merito va ai diciotto giovani volontari del Servizio Civile Nazionale impegnati
presso la cooperativa “Isvil” di Gaggi nel
progetto “Sportello Informa Storie e Culture Locali”. Erano stati i loro predecessori
di qualche anno fa a costruire il sito originario; ma, nel febbraio scorso, ai volontari
di questa annualità la cooperativa Isvil,
guidata dal presidente Leonardo Le Mura,
ha affidato il compito di implementare e
migliorare ulteriormente questa “vetrina
web”, che oggi, a seguito delle innovazioni
apportate, ha assunto anche una connota-
zione giornalistica in quanto nei tre nuovi
Sportelli telematici di cui è stata dotata
confluiscono notizie di stretta attualità riguardanti rispettivamente il patrimonio artistico-culturale, le iniziative sociali e le attrattive turistiche della Valle dell’Alcanta-
Francavilla ringrazia
Graziella Torretta
La comunità locale ha festeggiato il pensionamento della “storica”
insegnante della Scuola Materna, esaltandone la professionalità,
le doti umane, la capacità di dialogo e l’attaccamento al territorio
tore Nuciforo, ha voluto esprimerle tutta la
gratitudine della comunità locale attraverso la
consegna di una pergamena “per la sensibilità
e l’impegno profuso nella formazione didattica dei bambini, ossia la nostra società del futuro”.
La festeggiata, dal canto suo, ne ha approfittato per ringraziare la collega di sezione Tindara Chisari, con la quale ha collaborato per
oltre trent’anni.
Prima del lungo impegno a Francavilla di
Sicilia, Graziella Torretta, fresca di diploma,
ha svolto brevi supplenze temporanee fino a
quando, nel 1971, è stata assunta a tempo indeterminato presso la Scuola Materna Statale di
S. Piero Patti; quindi, nell’anno scolastico
1972-73, il trasferimento alla Direzione DidatGraziella Torretta, prima da destra, con il sindaco Salvatore Nuciforo
ed il Presidente del Consiglio Lina Silvestro (foto di Piera Crisafulli - “Studio 7”) tica francavillese, con assegnazione iniziale al
plesso di Graniti per poi, a partire dal 1974, essere nominata di ruolo nella sede centrale.
opo quarant’anni di servizio è giunto il giorno del pensioNel corso di questi decenni la Torretta ha anche rivestito dinamento anche per l’insegnante Graziella Torretta, figura verse cariche amministrative all’interno dell’organizzazione sco“storica” della Scuola Materna (oggi denominata “Scuola lastica (segretaria del Consiglio d’Istituto, responsabile di plesso,
dell’Infanzia”) francavillese.
collaboratrice del Direttore Didattico, componente del Comitato
Una grande festa-spettacolo, svoltasi al Cineteatro Comunale per la valutazione del servizio, ecc.) ed ha particolarmente curato
“Arturo Ferrara”, è stata allestita per salutare e ringraziare questa (attraverso la predisposizione di appositi progetti e l’organizzazioeducatrice esemplare, che si è sempre contraddistinta quanto a ne di manifestazioni ed eventi vari) il collegamento tra la scuola ed
professionalità, modi gentili e capacità di dialogo sia con i bambi- il territorio nell’intento di avvicinare le giovani generazioni, sin
ni che con le famiglie nonché con i colleghi ed il personale scola- dalla più tenera età, alle tradizioni locali.
Anche la Redazione del “Gazzettino” si complimenta con
stico in genere. Non a caso, durante la recente manifestazione in
Graziella
Torretta per il bel ricordo da lei lasciato nei tantissimi
suo onore, alla signorina Torretta hanno rivolto parole affettuose e
francavillesi che hanno avuto la fortuna di conoscerla, esserle alcommoventi anche i suoi ex alunni, oggi genitori.
Nella “sua” Francavilla, l’insegnante ha svolto la gran parte lievi e starle accanto nella complessa e delicata attività di educatrice.
della sua carriera (trentasette anni su quaranta) e, pertanto, anche
R.A.
l’Amministrazione Comunale in carica, guidata dal sindaco Salva-
D
ra. Spesso, dunque, i volontari si cimentano nel ruolo di “inviati” nei Comuni del
comprensorio per elaborare articoli e servizi su feste, sagre ed eventi vari, attualizzando i preesistenti contenuti “istituzionali” relativi alla storia ed alle peculiarità dei
singoli paesi, alla cucina tipica locale, alle
antiche tradizioni ed agli itinerari turistici.
Per quanto concerne il lavoro tecnico,
a curarlo sono stati i giovani webmaster
Giuseppe Vaccaro, Rosario Bonaventura e
Salvatore Crisafulli (nella foto), i quali si
dichiarano fieri del risultato ottenuto, anche in considerazione del fatto che sino ad
oggi, pur essendo appassionati ed esperti
“teorici” della materia, non avevano mai
creato un sito internet.
«La nostra soddisfazione più grande dichiara in particolare Rosario Bonaventura - è stata quella di essere riusciti ad inte-
grare pagine “html”, costruite da noi stessi, con programmi “Cms” quali Wordpress e Joomla».
«Abbiamo cercato - aggiunge Giuseppe Vaccaro - di rendere il sito facilmente
navigabile in modo da poter divenire uno
strumento utile per la nostra comunità, per
i giovani e per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al nostro territorio».
«Il sito - sottolinea infine Salvatore
Crisafulli - ha una struttura dinamica in
quanto è possibile aggiornarlo quotidianamente inserendovi notizie utili, fotografie e
video; tutti i contenuti, inoltre, possono essere commentati consentendo al visitatore
di esprimere le proprie opinioni ed essere
effettivamente “protagonista” di questa
esaltante esperienza di comunicazione».
Rodolfo Amodeo
Taormina, arrivederci
alla Clownterapia
E’
giunto felicemente a conclusione nei
giorni scorsi il Progetto di
“Clownterapia” attuato
dall’associazione di solidarietà
familiare
“A.SO.FA.” di Gaggi
presso l’ospedale “S.
Vincenzo - Sirina” di
Taormina grazie ad un
apposito finanziamento
concesso dal Dipartimento Pari Opportunità della
Presidenza del Consiglio
dei Ministri.
«Sono stati dodici
mesi – ha dichiarato soddisfatta Agata Famà, presidente dell’Asofa – trascorsi a regalare sorrisi e benessere ai bambini ricoverati ed
alle rispettive famiglie. Attività ludiche e di animazione, laboratori creativi, i buffi
travestimenti degli operatori ed altre iniziative ancora hanno apportato una ventata
di colore e di allegria nei tre reparti destinatari del progetto, ossia Anestesia e Rianimazione Neonatale Pediatrica, Cardiologia e Pediatria. Grazie alla passione ed all’impegno dei volontari ed alla collaborazione del personale medico, quest’esperienza è servita a far superare ai bambini un momento traumatico quale l’ingresso in un
ambiente freddo e lontano dai genitori e dalla serenità quotidiana. Ci auguriamo che,
in futuro, l’ospedale di Taormina possa tornare a fregiarsi di tale importante e qualificante servizio. Intanto, questo primo riuscitissimo tentativo abbiamo voluto immortalarlo in un opuscolo ed in un dvd che, attraverso tante immagini, ripercorrono i
principali momenti dell’attività: è anche un modo per ringraziare tutti coloro che
hanno reso “speciale” questo progetto».
Oltre a svolgere le attività in corsia, in questi mesi i dirigenti dell’Asofa ed i professionisti e volontari impegnati nell’iniziativa hanno anche seguito appositi corsi di
perfezionamento presso l’ospedale “Meyer” di Firenze (all’avanguardia in materia di
Clownterapia) e, a conferma dell’interesse verso il loro operato, sono stati invitati ad
intervenire alla popolare trasmissione “Prima Linea Salute” condotta da Nuccio
Sciacca sulla seguitissima emittente regionale Telecolor.
Il Progetto di Clownterapia all’ospedale di Taormina ha anche goduto del sostegno del locale distaccamento del “Lions Club”.
Alla luce del successo e dell’innegabile utilità di tale iniziativa, non resta che salutare questo primo riuscitissimo esperimento di Clownterapia all’ospedale di Taormina con un “arrivederci” anziché con un “addio”.
Marco Sidoti
Andrea D’Aprile, l’“enfant prodige” del tennis australiano
Originario di
Francavilla, ad
appena dodici anni è
già ai primi posti delle
classifiche sportive
dello Stato di Sidney.
Ma la sua racchetta
ha “strabiliato” anche
in Sicilia
H
a origini francavillesi una delle
giovani promesse del tennis australiano. Ma più che una “promessa”, Andrea D’Aprile è già una consolidata realtà: ad appena dodici anni gioca
nella prestigiosa squadra statale del
“NSW” di Sidney, e nel suo Stato (quello
di Sidney, per l’appunto) figura all’ottavo
posto della sua categoria (ossia i giovanissimi) ed al quarantaquattresimo nel
“Ranking”, ovvero la classifica generale.
A Francavilla di Sicilia è nato il papà
Giuseppe, il quale all’età di quindici anni
emigrò nella Terra dei Canguri dove si è
affermato nel comparto imprenditoriale le-
gato al ferro.
Andrea ha iniziato a giocare a tennis
all’età di sei anni e si ritrova già una bacheca traboccante di trofei da lui meritatamente conquistati nei tantissimi tornei cui partecipa (in media una quarantina l’anno).
L’occasione per scrivere del giovanissimo “asso” della racchetta ci viene offerta
dal “ritorno alle origini” della famiglia
D’Aprile, che di recente ha trascorso una
vacanza in Sicilia approfittando del periodo di pausa del piccolo Andrea dagli impegni agonistici.
Ma – come suol dirsi – la vera passione
non va mai in… vacanza ed il “campioncino” non è riuscito a distaccarsi dal suo
amato sport nemmeno durante queste giornate di relax. Così, si è fatto onore anche
nella nostra terra partecipando addirittura
ad un torneo ufficiale organizzato dal Club
Tennis di Adrano, dove è stato premiato
dall’istruttore Pietro Di Fazio e dai dirigenti (in una delle foto un momento della premiazione) come miglior giocatore (non ha
potuto, però, disputare la finale avendo rotto le corde della racchetta durante la fase di
riscaldamento).
Andrea D’Aprile, insomma, è un
tutt’uno col tennis: basti pensare che ama
allenarsi pure fuori dai campi da gioco,
perché gli è sufficiente avere davanti un
muro per fargli rimbalzare la palla contro.
Da oggi anche i suoi “quasi concittadini” francavillesi tiferanno per lui augurandogli tutto il successo che merita in questa
disciplina agonistica, per la quale sta dimostrando un talento precoce e fuori dal comune.
R.A.
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N. 22 • s aba to 25 g iugno 2 01 1
attualità
di Giarre
L’incompiuta, disagi e delusioni
L
a questione del porto di Giardini Naxos,
rappresenta la pagina più oscura ed ingloriosa della storia paesana degli ultimi sessant’anni. Se ci fosse permesso
un eufemismo diremmo: “È l’eterna incompiuta”. Ma, non possiamo, si tratta
di un argomento vitale e delicato che mette in evidenza
l’incapacità di una classe dirigente a voler decidere e, a
prendere decisioni. L’argomento porto è il “punctum
dolens” che affligge la città di Giardini Naxos.
Da tanti, tantissimi anni gli interessi dei nostri pescatori, che sono i coraggiosi discendenti dei nostri antichi progenitori, vengono sistematicamente ignorati.
Oggi, però l’economia del nostro paese si è modificata. La globalizzazione ha cambiato i concetti di territorio ed il mondo si è rimpicciolito, perché mass-media e
aerei hanno accorciato le distanze. La pesca non è l’unico sostentamento del paese. Il turismo è diventato il
capitolo più importante e prioritario della nostra economia. Il concetto di territorialità è mutato: la gente
sente la necessità di viaggiare, di conoscere, di sapere,
di vedere.
Accanto, quindi, al bisogno dei nostri pescatori di
vedere al loro rientro, un luogo sicuro dove mettere al
riparo le loro imbarcazioni, si presenta la necessità di
attrezzare il nostro porto, che esiste da millenni, con
infrastrutture di carattere turistico, tali da permettere
l’attracco e la permanenza di imbarcazioni da diporto.
In data 8 giugno 2011, i cittadini di Giardini Naxos
hanno letto con soddisfazione, sulle pagine del giornale “La Gazzetta del Sud”, che la lunghissima battaglia
portata avanti dal 1960, era quasi finita. La Sovrintendenza aveva ritirato il suo parere negativo al completamento del Porto di Giardini Naxos. Ma la soddisfazione di vedere garantito un proprio diritto, ha avuto la vita di una rosa: è durato lo spazio di un mattino. L’assessore ai Beni culturali Sebastiano Messineo ha posto
dei distinguo al completamento del tanto atteso porto.
Verrebbe a trovarsi a meno di 200 metri dal parco ar-
Il “punctum dolens” della città di Giardini Naxos:
il porto. Riflessioni e suggerimenti per un argomento
delicatissimo che interessa tutti
cheologico. Allora ci chiediamo: cosa c’entra la nautica? Il parco archeologico ed il porto convivono da parecchi millenni. Cosa interferisce con il completamento di una struttura iniziata tanti anni fa?
Il mare di Giardini Naxos è attraversato da due
correnti che i marinai chiamano “‘a muntanti”, primaria che va da Capo Schisò a Capo Taormina, e “‘a scinnenti”, che scende, che va da Capo Taormina a Capo
Schisò. Fino a quando, nel 1960, il molo non era stato
iniziato, l’equilibrio idrodinamico marino era perfetto.
“L’arte non è Cosa Nostra”
Vittorio Sgarbi ospite
al Taormina Film Fest,
tra provocazioni volute
e affermazioni tutte
da verificare
Taormina. Si spengono i riflettori sul “Red Carpet” della kermesse cinematografica taorminese giunta
alla sua 57ma edizione, coordinata dalla Direzione artistica di Deborah Young. Ad ammaliare le fila di studenti, accorsi numerosi all’evento, la presenza di ospiti illustri del panorama cinematografico internazionale. Il Palazzo dei Congressi di Taormina ha registrato il
“tutto esaurito” per le “Master Class” dedicate agli studenti del “Campus Taormina”. Tra i protagonisti degli
incontri, il vulcanico attore Jack Black, il noto regista
Oliver Stone e, contrariamente ai luoghi comuni, una
Monica Bellucci che si mostra iperbolicamente introspettiva. A contribuire all’accezione artistico-culturale
del Festival la presenza di un eclettico ed adamantino
Vittorio Sgarbi il quale ha fornito agli studenti il suo
acuto e sagace punto di vista rispetto al tema dell’incontro “L’arte e la cultura in una società senza valori”.
Ai giovani che si interrogano sul valore e sulle
possibilità di sopravvivenza della cultura, così il Sindaco di Salemi risponde: «Non si può immaginare di
poter governare un paese come l’Italia senza mettere
in primo piano la cultura: ciò vuol dire abbandonare
le vane considerazioni astratte costituenti il tema ricorrente nei comuni e nelle assemblee regionali, per
fare spazio alla valutazione della natura del Pil, in
quanto se noi abbiamo un economia più forte rispetto
ad altre nazioni è in virtù della bellezza. Il celebre
“made in Italy”, la Ferrari o la moda italiana sono
emblemi di un’economia che ha una mole di affari relativamente significativo ed un valore simbolico altissimo. Nonostante i luoghi comuni, l’Italia è considerata da chiunque il primo paese del mondo perché paese
di Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Canova. Abbiamo una capacità di elaborazione creativa da cui
tutto deriva: l’economia è creatività e non si può immaginare di concepire un paese con un amministrazione che non metta al primo posto la cultura. Vige,
tra l’altro, un forte collegamento tra potere e cultura:
da qui, scaturisce la furba intuizione di due ministri
non laureati, ovvero Rutelli e Veltroni, di poter incentivare gli studi pur avendoli loro stessi interrotti. Con
ciò non voglio esaltare la laurea, se non come simbolo
di continuità dello studio: la laurea rappresenta un
valore della coscienza più che un valore del certificato».
- Quindi, possiamo parlare dell’arte come fondamento della cultura?
«L’arte è parte costituente della cultura: se noi conosciamo gli egizi è per le piramidi, se conosciamo il
cristianesimo è per le chiese. Non esiste civiltà senza
un’immagine. L’Italia è piena di creatività che se non
ha avuto un’esplosione è perché è stata compressa
dalla mafia del mercato, che ignora gli artisti e che
porta avanti solo coloro verso cui, la mafia, si ricava
un interesse al fine di dominare il mercato della moda
e dell’arte, penalizzando fortemente l’Italia. Io fatto il
tentativo di togliere questo “tappo” nella mia esperienza di Sindaco, lavorando con moltissimi giovani
che sono corsi a Salemi per avere la possibilità di lavorare in totale libertà. Esattamente l’opposto di
quanto avviene negli altri Comuni, dove ci sono funzionari che, costantemente, dicono di no per esercitare il loro potere e giustificano in un piagnisteo la propria improduttività dietro i tagli economici alla cultura. Viviamo in un sistema in cui la magistratura, la polizia e le amministrazioni, quotidianamente, vi devono
ricordare che in Sicilia c’è la mafia e che loro sono
valorosi combattenti contro il fenomeno: si tengono
stretto il concetto di mafia come una mummia viva per
manifestare la loro capacità di contrastarla».
- Una definizione “forte” che già qualcuno ha
utilizzato…
«Questo comportamento era stato già annunciato
da Sciascia, che aveva parlato dei ‘professionisti dell’antimafia’. Io temo uno Stato che perde tempo a perseguire una criminalità che non esiste per rappresentare una propria immagine di uomini che combattono
la mafia. Una forma di mafia è costituita dallo Stato
stesso: è l’inefficienza delle amministrazioni, è la distruzione del paesaggio con le pale eoliche ed il fotovoltaico, è la mancanza del fare e del produrre, è l’inerzia. Abbiamo realizzato a Salemi “Il museo della
mafia” che è stato costituito in base ad una logica secondo cui “l’arte non e’ cosa nostra”: bisogna sottrarla alle mafie del mercato e della moda».
È evidente che la Società è carente di una sensibilità politica rivolta alla cultura e all’arte in ogni suo
ambito: ciò risulta drammatico in quanto l’unica risorsa dell’Italia è costituita dal paesaggio e dai luoghi dell’arte. In un sistema in cui si risponde ai valori economici e si ignorano i valori morali, siamo ridotti alla
stregua della deriva: unica terapia di contrasto è l’arte,
i festival e la volontà di non voler lasciar morire la cultura.
Da ciò scaturisce l’intervento di un giovane studente riguardo un tema legato alla città di Giarre:
«Nella città di Giarre c’è un collettivo di artisti che
sfrutta, nella propria filosofia artistica, il triste primato del Comune di essere annoverato tra le prime cittadine in tutta Italia per opere incompiute. L’idea di
questi artisti è stata quella di trovare una giustificazione nel dire che l’architettura di tutta l’Italia negli
ultimi 40, 50 anni è caratterizzata dal moderno stile
dell’“incompiuto”».
Con l’inizio della costruzione del porto, mai finito,
questo equilibrio è stato rotto e così sono iniziati i guai
e i guasti del territorio giardinese. Guasti che tutti possono vedere. Il tratto di strada che va dalla via Pescheria al Vicolo Iolanda è pericolante, in quanto le onde
hanno corroso il muro di sostegno della strada ed in
qualche punto l’acqua del mare penetra fino a metà
della sovrastante sede stradale. Le case che si affacciano su tale strada sono in pericolo, così come è in pericolo la vita di quanti vi abitano. La parte di spiaggia
antistante Capo Schisò, continuamente, si insabbia e le
Amministrazioni che si sono succedute nel tempo,
hanno continuamente dovuto provvedere al ripascimento della spiaggia da dove la sabbia era stata, dal
mare, presa. Un costo molto gravoso per il Comune.
Situazioni di pericolo e di disagio che si protraggono
da oltre sessant’anni.
Avevamo pensato che finalmente fosse arrivato il
tempo di completare l’Incompiuta, ma gli intoppi sono
ricominciati. I cittadini di Giardini, sono perplessi.
Considerato che il completamento non è una nuova
creatura, ma qualcosa che aspetta da più di mezzo secolo, ci chiediamo: perché è stato iniziato? Chi ha dato
l’autorizzazione di iniziare i lavori? E, se iniziato, perché non è stato completato. Se oggi le leggi di sessant’anni addietro non valgono più, perché non si demolisce?
Signor Sindaco, è bello battersi per il benessere dei
cittadini e nel ringraziarla La invitiamo a continuare,
perché tutta la Città è con Lei e La sosterrà in questa
sua battaglia di giustizia e verità. E sta anche per essere creato un Comitato che darà l’incarico ad un legale
che avrà il compito di tutelare, nelle sedi opportune, gli
interessi dei proprietari delle case rese pericolanti dalla
infiltrazioni di acqua marina.
Francesco Bottari
Il futuro
resta grigio
Così commenta l’argomento Vittorio Sgarbi:
«L’abusivismo e l’industrializzazione sono il modello
che, dopo Brunelleschi, si è perseguito nell’architettura: ovvero, quello delle favelas brasiliane in cui l’architetto è ispirato da un’impeto di demenza. Basta
guardare agli antichi teatri greco romani e confrontarli ai teatri moderni che sembrano palazzetti dello
sport. L’Italia è stata saccheggiata da una logica del
rendere periferico il sistema urbanistico: non ci sono
riusciti del tutto perché in Italia ci sono “troppe” risorse artistiche, culturali e paesaggistiche. Basta
guardare alle meravigliose chiese e monumenti che
caratterizzano i centri storici delle nostre città e poi
volgere lo sguardo verso i quartieri periferici, caratterizzati dall’edilizia in economia: sembra che il mondo
sia stato improvvisamente colpito da una terribile specie di malattia mortale. È un tema molto complicato
quello della rinuncia ad un identità monumentale in
favore di una edilizia legata alle esigenze della democrazia. Il caso di Giarre non è diverso da tanti altri comuni come Taormina o Roma».
Durante l’incontro con gli studenti prende avvio
un dibattito sul rapporto tra mafia, arte e cultura che
infiamma gli spalti del teatro del Palazzo dei Congressi di Taormina quando il prof. Vittorio Sgarbi commenta il tema affermando: «La mafia è un tema siciliano solo in quanto valore culturale legato a questo territorio. Noi viviamo sulla leggenda della mafia che ha
come marchio di origine la Sicilia, ma qui non si trova
più. Non di meno si utilizza lo stesso concetto perché
serve a fortificare l’antimafia, che oggi è peggio della
mafia. La Sicilia porta la maledizione di essere accostata alla mafia anche se qui non c’è più traccia della
stessa, bensì si manifesta in varie forme autotutelanti.
In Sicilia la mafia scomparve quando il magistrato
Falcone riuscì a fare saltare quella chiave strutturale
di omertà che era il cardine del sistema mafia. Ci sono
alcuni mafiosi “superstiti” ma non c’è più un sistema
strutturale gerarchico. Vi sono per lo più “aziende familiari”. Oggi possiamo dire che vige piuttosto una
mentalità del non fare, del non produrre, dell’inerzia e
della cattiva amministrazione che è più terrificante
della mafia. In Sicilia c’è una sorta di compiacimento
nel continuare a parlare di mafia come riferendosi ad
un rapporto affettivo. Non si tratta di mafia: si tratta
di comportamenti microcriminali o criminali, di tangenti. Ma la mafia aveva una struttura religiosa che
avrebbe impedito, in questo momento, di poter parlare
liberamente di essa. La Sicilia vive la doppia oppressone di aver ancora sopravvivenze mafiose e di avere
un’antimafia che blocca la sua economia per magnificare la propria capacità di combattere la mafia».
A queste ultime battute spezza il silenzio dell’imbarazzo in sala il giornalista freelance Antonio Mazzeo che, dando voce a chi a causa della mafia ha perso
cari e beni, riassume in un clamoroso “Vergognati!” il
dramma delle vittime della mafia. Battuta che trova
pronta risposta dello stesso Sgarbi nell’appellativo di
“Mafioso!”, cui segue un teatrino ironicamente esilarante, ma allo stesso tempo indecoroso, in una sede di
dibattito che non è quella delle arene televisive, bensì
un foro di esame e ricerca dedicato agli studenti, volto
all’esaltazione della cultura nella massima forma delle
sue accezioni.
Si è tenuto a Pergusa (Enna) il I congresso regionale della Uil Scuola Sicilia, con la partecipazione di una folta rappresentanza di delegati, provenienti dalle nove province dell’isola, i quali, con voto
unanime, hanno eletto Segretario generale il prof.
Vincenzo Maria Granato, dirigente scolastico, in atto Segretario della Uil Scuola di Palermo. Contestualmente alle elezione del Segretario generale regionale, è stato eletto, all’unanimità, il Comitato direttivo regionale composto dai novi Segretari generali provinciali tra cui il nostro concittadino Salvo
Mavica, direttore dei servizi generali ed amministrativi attualmente in servizio presso l’Istituto Ipsia
“Majorana – Sabin” di Giarre, nonché i decani Sandro Zammataro di Catania ed Ermanno Ricerca di
Enna.
I lavori del Congresso si sono aperti con una relazione del prof. Enzo Granato, che ha tratteggiato
tutta la situazione della scuola siciliana, attaccata
da tagli “ lineari” che ne impediscono l’efficacia educativa solo per “ risparmiare” poco più di due miliardi
e trecento milioni di euro l’anno. Questi cambiamenti avvengono mentre uno studio della Uil ha denunciato che i costi della politica ammontano a 25 miliardi di euro l’anno. Di tale somma si potrebbe agevolmente ridurre di almeno 10 miliardi garantendo la
legge per il diritto allo studio, gli interventi indifferibili per l’edilizia scolastica, l’organico funzionale alle
necessità vere, la lotta alla precarietà dei lavoratori
della scuola e della formazione professionale sono
stati degli argomenti trattati nella relazione.
Dopo gli interventi di una molteplicità di delegati
e di Segretari provinciali tra cui Calogero Lama di
Messina, Michele Sollami di Enna, Eugenio Tumbarello di Trapani, Emanuele Arcadipane di Agrigento
e dal responsabile della Funzione Pubblica Giuseppe Raimondi, Ermanno Ricerca, moderatore della
riunione, ha dato la parola a Claudio Barone, Segretario Generale della Uil Sicilia che ha evidenziato il
un quadro della situazione politico-economica della
regione e del difficile compito che il sindacato sta affrontando in un momento storico certo non favorevole, al fine di garantire il lavoro ai lavoratori, oltre
che uno sviluppo economico e civile alla Scilla ed
all’intero Paese.
È spettato a Massimo Di Menna, Segretario generale della Uil Scuola, concludere i lavori del congresso con l’intervento che ha provato da una parte
l’efficacia della azione sindacale per garantire scatti
stipendiali, le immissioni in ruolo, le progressioni di
carriera per gli Ata, la difesa, giorno per giorn,o dei
diritti dei lavoratori; dall’altra ha sottolineato la necessità di avere interlocutori più attenti alle necessità della scuola statale, frequentata dal 93% degli
studenti del nostro Paese.
Marzia Vaccino
Anna Fichera
La Uil Scuola Sicilia si
confronta a Pergusa sui
temi dell’occupazione
e del futuro di una
istituzione frequentata dal
93% degli studenti italiani